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La comunità nigeriana, una rappresentanza di quella senegalese, una piccola truppa targata Pd, qualche sparuto cittadino. Totale, non più di un centinaio di persone. La memoria di Alika Ogorchukwu è evidentemente già scivolata via se al funerale, tenutosi oggi pomeriggio nella bellissima cornice del chiostro di San Domenico a San Severino, di fronte a una platea di non più di 100 persone. Non molte di più rispetto ai microfoni e alle telecamere presenti, creando un surreale ribaltamento della prospettiva. E soprattutto rendendo evidente quanto la morte del mendicante nigeriano, ucciso lo scorso 29 giugno lungo corso Umberto I a Civitanova, sia già finita sostanzialmente nel dimenticatoio.


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Nel corso di un servizio di controllo del territorio, i Finanzieri della Compagnia di Civitanova Marche hanno individuato un’area in evidente stato di incuria e abbandono, caratterizzata dalla presenza, al suo interno, di corposo materiale accatastato nonché di due immobili pericolanti aventi entrambi una copertura in cemento–amianto.



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Nell’ambito dei servizi di controllo economico del territorio lungo il tratto costiero maceratese, particolarmente affollato durante il mese di agosto, al fine di contrastare ogni forma di abusivismo, evasione e commercializzazione contra legem, nonché allo scopo di prevenire e reprimere il fenomeno dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti, i militari della Compagnia di Civitanova Marche e della Tenenza di Porto Recanati hanno intensificato la presenza ispettiva.


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Nei giorni scorsi, i militari della Compagnia Guardia di Finanza di Civitanova Marche, sulla scorta delle nuove misure di legge introdotte per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che hanno anticipato al 30 giugno 2022 il termine a decorrere dal quale viene applicata la sanzione amministrativa pecuniaria per la mancata accettazione di pagamenti elettronici, hanno accertato la violazione commessa dal titolare di un esercizio commerciale attivo a Civitanova Marche, il quale si era rifiutato di ricevere il pagamento mediante Pos da parte di un cliente.






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Un uomo è morto sotto gli occhi dei bagnanti nel tardo pomeriggio odierno. Si è accasciato a terra colpito da un malore nel tratto di spiaggia tra gli stabilimenti balneari Filippo e Aloha e a nulla sono serviti i soccorsi del 118 e delle forze dell’ordine.









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«Serviranno ulteriori prelievi ed esami istologici, per ora non possiamo rilasciare altre dichiarazioni». Sono queste le uniche parole, all’uscita dall’obitorio dell’ospedale di Civitanova, del medico legale Ilaria De Vitis e della consulente di parte Francesca Tombesi sugli esiti dell’autopsia sul corpo di Akila Ogorchukwu.




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«Né razzismo né avances alla donna: solo una reazione sproporzionata all’insistenza con cui la vittima chiedeva l’elemosina». Il commissario capo della Squadra Mobile di Macerata Matteo Luconi e il commissario della Polizia di Civitanova Fabio Mazza hanno incontrato la stampa per fare chiarezza sull’omicidio di Alika Ogorchukwu, il 39enne ambulante nigeriano, residente a San Severino, massacrato di botte da Filippo Ferlazzo, 32enne operaio di un’azienda di Civitanova Alta, salernitano ma da qualche mese domiciliato a Civitanova.


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«Non ce l’abbiamo con l’Italia e gli italiani, vogliamo solo giustizia». È stata una mattinata di tensione in corso Umberto I, dove la comunità nigeriana in mattinata si è radunata verso le 11.30 per un corteo spontaneo non autorizzato che ha paralizzato il centro cittadino, già di suo in grande sofferenza di sabato mattina tra traffico e bagnanti.




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Può bastare una parola fuori posto per perdere la vita? La risposta è ovviamente no. Starà però agli inquirenti capire se sia stata davvero quello a scatenare la furia di Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo, il 32enne salernitano trapiantato a Civitanova che ha aggredito e ucciso Alika Ogorchukwu, 39enne ambulante di origine nigeriana che però da anni viveva a San Severino. La Questura di Macerata ha ribadito in una nota che si stanno portando avanti gli accertamenti sul movente del delitto, ma che essi sono «verosimilmente riconducibili a futili motivi».







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Primo round al Comune nel caso della mancata approvazione della variante Amadori, quella per la realizzazione di una struttura ricettiva (e negozi e uffici) nella zona alle spalle del Cuore Adriatico. Il Tar, infatti, ha respinto il ricorso della Asil Srl, azienda romagnola che era diventata strada facendo proprietaria dell’area, la quale chiedeva l’annullamento della delibera del consiglio comunale del 20 ottobre 2020 con la quale l’ente rinviava a data da destinarsi l’adozione definitiva del piano.