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La nuova Ceccotti non scalda i cuori: "rigeneriamo il cuore di Civitanova", "nessuna condivisione e neanche una ciclabile"

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Non ha scaldato i cuori della città la presentazione del nuovo piano per l’area ex Ceccotti. C’erano una trentina di persone all’incontro organizzato dall’amministrazione comunale per svelare i dettagli della variante che lunedì dovrebbe essere approvata in consiglio comunale e, scremando i rappresentanti delle forze politiche cittadine, resta davvero ben poco.

Una progettualità che, nelle linee di massima, era già stata svelata nei giorni scorsi e che l’assessore all’urbanistica Roberta Belletti, affiancata dall'architetto Laura Frattesi e dal presidente della commissione urbanistica Roberta Pantella, ha illustrato cercando di chiarire dubbi e idee di fondo, partendo dai numeri: la potenzialità edificatoria è di 20 mila metri quadrati di superficie utile lorda, divisa su due unità di intervento, una di 17 mila metri quadrati e una di 3 mila. In particolare: terziario-direzionale-alberghiero (per 13 mila metri quadrati), residenziale (per 7 mila metri quadrati) e una nuova edificazione prevista pari a 20 mila metri quadrati; quindi un sistema di spazi pubblici a verde e piazze (per 22.500 metri quadrati) e parcheggi (per 24.500 metri quadrati, 11 mila circa sotterranei), collegando anche il nuovo terminal per gli autobus, che sorgerà lungo la Statale e che dovrebbe prendere il posto di quello nei pressi del Cristo Re.

«Una storia infinita, con decenni di trattative, contenziosi, incontri e visione diverse e contrapposte – ha rimarcato Belletti saltando da una slide a un render per cercare di rendere concreta la visione dell’amministrazione – quando ho accettato la delega all’urbanistica sapevo che non sarebbe stato facile ma anche che sarebbe stato molto stimolante. Amministrare richiede coraggio, lungimiranza e rispetto per la gente. Da civitanovese ho a cuore il futuro della città che lasceremo ai nostri figli. La Ceccotti attualmente è zona bianca, un’area che l’amministrazione comunale ha l’obbligo di perimetrare e progettare. Un’area ben definita tra la linea ferroviaria, via Cecchetti, via De Amicis e il Castellaro, ferma da decenni con i vari fallimenti che hanno generato cause e ingessato la pianificazione. Tutta la progettazione ruota intorno alla fornace, che è vincolata dalla Soprintendenza, e a ciò che gravità intorno. È importante rigenerare questa zona che rappresenta il cuore di Civitanova».

Diverse le perplessità messe sul piatto dai presenti. A partire proprio dalla valorizzazione della fornace. «E’ abbandonata a sé stessa, nonostante ci siano anche degli studi della Politecnica – ha sottolineato Alice Pennesi, esponente di SiAmo Civitanova – non c’è nulla che la valorizzi, un polo museale, qualcosa del genere. Mentre il terminal degli autobus come sarà collegato con la stazione? E quali sarà il collegamento con il centro cittadino?».

«La fornace sarà ristrutturata e poi ceduta al Comune, a quel punto definiremo nei dettagli la sua valorizzazione – ha ribattuto Belletti – per quanto riguarda il terminal, prevediamo delle navette elettriche per collegarlo con la stazione. Avevamo valutato di realizzarlo a ridosso della stazione, ma si sarebbe intasata troppo l’area. Per questo, dopo lo studio effettuato sul carico del traffico, abbiamo optato per collocarlo lungo la Statale. Per quanto riguarda le vie d’uscita, sarà realizzata una strada nuova in più, a sud di via Marconi, mentre il collegamento con il centro per ora è garantito dal sottopasso della stazione, poi ne arriverà un altro una volta che ci sarà piano particolareggiato per il Borgo Marinaro».

Dopo il richiamo di Giovanni Luciani alla scarsa attenzione per la cementificazione eccessiva della città e le puntualizzazioni di Piero Gismondi sulla ripartizione dei parcheggi tra interrati ed esterni (ci sarebbe sempre in ballo la questione delle bonifiche quando si tocca il sottosuolo del basso bacino del Chienti), è emerso che lo studio del traffico prevede un riordino della viabilità con «lievissimi peggioramenti rispetto alla situazione attuale» e nessuna pista né raccordi ciclabili. «Un progetto enorme che però non guarda al futuro – ha rimarcato Lavinia Bianchi, consigliera comunale di SiAmo Civitanova – ci sono 13 mila metri quadrati di commerciale, ma non si è pensato minimamente di interpellare i commercianti del centro per capire come integrarli con il Borgo marinaro. Sentiamo spesso parlare di futuro e mobilità sostenibile, sponsorizziamo le bici e tutto ciò che gli gravità attorno e in un progetto del genere non c’è mezza ciclabile. Per non parlare del terminal, lontano dalla stazione, non pensato per tutti gli autobus della città e piazzato davanti al cimitero».

Ancora più dura Silvia Manciullo di Dipende da Noi: «Questa variante non rispecchia minimamente l’idea che una residente e figlia di un cecchettaro aveva della zona – ha sottolineato – la fornace verrà nascosta dagli edifici e ci sono solo nuovi palazzi e negozi. Ma la cosa più grave è che oggi qui nessuno di noi ha modo di incidere su quanto deciso. Questo non è un momento di condivisione, ci viene presentato solo quello che è stato già deciso e che sarà votato fra pochi giorni. Non si è pensato a niente a livello di aggregazione, a un auditorium, a un centro per i giovani. Dobbiamo dire se ci piace o no? A me non piace. La progettazione partecipata si fa per tempo, non tre giorni prima. Questo è l’ennesimo scempio che viene propinato alla città».

A chiusura l’intervento del capogruppo Pd Francesco Micucci: «E’ vero che l’area è privata, ma la progettazione è pubblica – ha ricordato l’ex consigliere regionale – l’amministrazione Corvatta partì dalle esigenze pubbliche nella sua riflessione, poi è chiaro ci siano interessi privati da far collimare con queste. Io che vedo il progetto oggi per la prima volta faccio fatica a trovare l’interesse pubblico in questa progettazione. Questa è un’area centrale in sé e centrale per il collegamento tra diverse anime della città. Di fatto, invece, viene realizzato un nuovo quartiere che ha poco a che fare con tutto il resto. Non c’è un collegamento col Castellaro e non posso credere che l’assessore sia davvero convinta che il collegamento col centro sia dato dal sottopasso della ferrovia. Il verde a numeri c’è, ma è spacchettato e sparpagliato, non c’è un grande parco urbano fruibile al di là di una piazza centrale a ridosso della stazione, il resto sono spezzoni a servizio più delle palazzine che della città. Il terminal sembra un riempitivo, forse si poteva creare un vero terminal non solo un rimpiazzo del Cristo Re. Forse è una visione distorta mia, ma ripeto: non emerge con forza l’interesse pubblico».

Belletti ha provato a rintuzzare ricordando che «la proposta di Corvatta metteva sul piatto 11 mila metri di commerciale su 16 mila totali, noi ne prevediamo 13 mila su 20 mila: è tutto bello a livello teorico, ma poi ci sono dei paletti economici e tecnici da rispettare per far quadrare tutto l’impianto». Ora la palla passa al consiglio comunale dare davvero il via a un’opera che potrebbe stravolgere il volto della città.

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Questo è un articolo pubblicato il 24-03-2023 alle 00:02 sul giornale del 24 marzo 2023 - 706 letture






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