Botta e risposta con lo speaker biancorosso Fabio Domizi: "Questa Lube futuribile mi piace proprio"

5' di lettura 10/08/2022 - Dopo ventisette stagioni da speaker della Cucine Lube, Fabio Domizi continua a costituire un punto di riferimento del Club campione d’Italia.

Ristoratore di professione, trascinatore di folle per vocazione, la voce biancorossa di Sant’Angelo in Pontano ha mancato solo due partite interne dei cucinieri (per febbre) animando oltre 600 match con un tono squillante, fair play e signorilità. Un percorso nato da studente, quasi per caso, quando il suo professore di francese Fabio Macedoni, uno dei primi dirigenti della Lube, e Albino Massaccesi, ora vicepresidente, gli proposero quest’avventura.

Il volley è la tua grande passione, te la cavavi anche in campo?

«Va meglio col microfono! Non sono mai stato un giocatore di livello. Ho alle spalle qualche partita tra prima e seconda divisione. Per alcuni anni ho allenato».

La tua voce genera entusiasmo, ma sei il primo a nutrirti di emozioni…

«Assolutamente sì! Ripeto spesso che se non provassi questi brividi mi farei da parte. Vivo ogni match con grandissimo trasporto. Tengo duro».

Qual è il successo della Lube che porti nel cuore?

«Non ho bisogno nemmeno di pensarci, la vittoria del primo Scudetto a Pesaro contro Treviso. Un’impresa splendida di fronte a oltre 12.000 persone».

Ricordi il match che ti ha emozionato di più?

«Gara5 dei Quarti Play Off 2003/04 contro Cuneo. Tutti i faccia a faccia finirono al tie break. Sotto 2-0 nella serie, la Lube riuscì a qualificarsi in rimonta. Ivan Miljkovic salì su un tavolo per festeggiare con i tifosi, che ricordi».

C’è una partita che avresti voluto “speakerare”?

«Facile, la Finale di Berlino che ha visto la Lube vincere la sua seconda Champions League! Mi sarebbe piaciuto molto essere al posto dello speaker».

Hai stretto legami di amicizia con i giocatori biancorossi?

«Voglio bene a tutti! Sono stato legato ad atleti della vecchia guardia come Meoni, Miljkovic, Nalbert e Stankovic. Ho un ottimo rapporto con Zaytsev».

Sei stimato da addetti ai lavori e tifosi. Ti reputi un opinion leader?

«Opinion leader non saprei, ma sono seguito su Facebook e cerco di pesare sempre le parole, soprattutto se parlo del mondo Lube che conosco bene».

Cosa ne pensi del roster cuciniero ringiovanito in fase di mercato?

«Il progetto arriva al momento ideale, dopo la conquista di tre Scudetti di fila. Mi piace questo team futuribile! Da ex coach, prevedo un livello degli allenamenti elevato, con atleti che si giocheranno il posto tutti i giorni».

Ogni speaker ha il suo stile, tu carichi tutti senza mai un eccesso…

«Lo speaker accompagna il pubblico nel match e non dovrebbe ergersi a protagonista. Interagire con i tifosi senza essere invadenti è coinvolgente».

Sei impeccabile in gara, ma in 27 anni qualche gaffe è scappata?

«Certo che sì! Una volta al microfono dissi che avevamo vinto un set, ma in realtà eravamo ai vantaggi. Poi fui vittima di un lapsus quando parlai di Lorenzo Bernardi chiamandolo Dallari. In questi casi non mi piace far finta di nulla, anzi enfatizzo l'imperfezione e sdrammatizzo con ironia».

La Lube eccelle per mentalità e attaccamento, è davvero una grande famiglia?

«Per me sì. Una famiglia allargata che parte dalla proprietà e arriva all’ultimo dei ragazzi che si occupano del campo, dei biglietti e del magazzino. Anno dopo anno la mentalità e la capacità organizzativa sono salite di livello e adesso la Lube è una delle società più organizzate del mondo».

Così come sono cresciuti i supporter Predators e le loro coreografie…

«La crescita è stata esponenziale. I tifosi organizzati hanno fatto un grandissimo lavoro e adesso il palazzetto capisce alla perfezione le fasi dei match, soprattutto quando è l’ora di spingere. Duettare con loro è elettrizzante».

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-08-2022 alle 12:29 sul giornale del 11 agosto 2022 - 120 letture

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