Il sit-in per Alika non scalda la piazza: social e chiacchiericcio vincono su torce e bandiere

6' di lettura 04/08/2022 - Tantissime bandiere, molte parole, poca “Civitanova”. Non si è scaldata troppo piazza XX Settembre nell’accogliere la manifestazione organizzata da una ventina tra sigle sindacali, partiti ed associazioni del territorio per riflettere sulla tragica morta di Alika Ogorchukwu.

Vialetto nord chiuso al traffico, forze dell’ordine schierate ai quattro angoli della piazza, forse nel timore si ripetessero le scene di sabato scorso, quando la comunità nigeriana paralizzò per qualche ora il centro cittadino. Ma stavolta niente di tutto questo. Serata più che pacifica nel salotto buono della città, macchiato appena cinque giorni fa dal sangue da una violenza che l’ha scosso probabilmente come mai in passato. Eppure in piazza di civitanovesi, quelli toccati più da vicino dalla tragedia, non è che ce ne fossero molti.

C’era la politica, con il Pd schierato in massa (dal segretario provinciale Angelo Sciapichetti ai consiglieri comunali Lidia Iezzi e Francesco Micucci), Dipende da Noi, Sinistra Italiana e l’ex sindaco Tommaso Corvatta nelle retrovie. C’erano i sindacati, con le bandiere di Cgil, Cisl e Uil a tappezzare il cuore della piazza. C’era l’associazionismo che dell’accoglienza ha fatto il suo mantra: da Refugees Welcome Macerata all’Arci, dall’Anpi a Libera, passando per Amnesty International, Rete degli Studenti Medi Marche, Gris, Cnca, Officina Universitaria, Macerata Bene Comune, Demos e Auser. C’era la comunità nigeriana, con tanti ragazzi tornati in strada a far sentire la loro voce a sostegno del loro connazionale morto e della sua famiglia. Sono arrivati in città da ogni angolo delle Marche. Ma il paradosso è che sono mancati i civitanovesi, più presi a rimuovere velocemente una tragedia inaudita per la Civitanova dell’aperitivo e della movida che non a fermarsi a riflettere sui motivi che l’hanno generata.

Lo spettro del razzismo, pur allontanato più volte dagli inquirenti nel caso specifico, continua ad aleggiare tra alcuni di quelli che fino ad oggi non si erano mai sentito ai margini di una società che è diventata una seconda casa. «Dobbiamo far sentire la nostra voce contro i razzisti, vogliamo continuare a camminare per strada senza paura – dice John, 25enne nigeriano da tempo residente a Macerata, sceso a Civitanova per l’occasione – se Alika non fosse stato nero sarebbe sicuramente intervenuto qualcosa. Quando litigano due persone c’è sempre una più forte dell’altra. Io sarei intervenuto, anche se fossero stati due bianchi. Alika non lo conoscevo bene, lo salutavo quando ci incontravamo ma niente di più. Ma era un ragazzo bravo e tranquillo. Quando ho saputo quello che è successo sono rimasto di sasso. Mi dispiace tantissimo per lui e per la sua famiglia».

Di diversa opinione invece Sami, anche lui nigeriano. «Per me il razzismo non c’entra, è una questione civile – dice il giovane – lungo il corso passano sempre gli agenti di polizia, qui in spiaggia lo stesso, non è possibile che non ci fosse nessuno lì in quel momento, nessuno che potesse intervenire. Ma non è possibile neanche che nessuno abbia fatto nulla prima che arrivasse la polizia, è un obbligo civile. Non potevo credere ai miei occhi quando ho visto il video e le foto dell’aggressione di Alika. Quello è un luogo pubblico con tanta gente in giro, impossibile che tutti se ne siano fregati così. Per questo vogliamo giustizia, non c’entra il razzismo».

Frank, che da 15 anni vive a Civitanova, lo ribadisce: «Non mi sono mai sentito discriminato. Razzista è chi ha solamente ripreso con il cellulare senza provare nemmeno a fermarlo, io se avessi visto qualsiasi persona di qualsiasi colore avrei provato a fermarlo, anche solo con un calcio o una spinta, ma ci avrei provato. Chi ha commesso il delitto non era nemmeno armato, qualcosa si poteva fare o almeno potevano provarci. Menare un signore già zoppo di suo è da pazzi ed è una follia. Conoscevo Alika personalmente, mi fa tanto male sapere che stiamo diventando così indifferenti».

Indifferenza, una parola che ricorre spesso. L’indifferenza dei tanti che, affacciati a prendere un gelato da Gigi o a passare in bici lungo i vialetti, danno uno sguardo alle fiaccole, ascoltano due parole e si voltano dall’altra parte. L’indifferenza di vedere morire una persona quasi in diretta a 100 metri dal municipio senza interrogarsi sul perché le cose siano andate a finire così. Sul perché un uomo abbia ucciso a mani nude un altro uomo davanti agli occhi di tutta una città. Una città che si interroga sui social, si interroga nel chiacchiericcio dei vicoli del borgo marinaro. Ma che la faccia per dire che qualcosa che non va c’è non ce la vuole mettere. Meglio trincerarsi dietro il telefonino, meglio scrutare da dietro le vetrine, meglio tirare il sasso e nascondere la mano. «Manifestare la nostra contrarietà a ogni forma di violenza e sopraffazione è il primo punto riguardante la nostra presenza qui stasera – sottolinea il segretario di Cgil Marche Giuseppe Santarelli – ma credo che sia soprattutto necessaria una vera riflessione che parta dalle istituzioni e che coinvolga tutti sul perché continuano ad accadere fatti del genere nella nostra regione. C’è un degrado sociale che ha portato tutto il territorio a soffrire sempre di più a livello economico e questo si è combinato con una serie di tagli ai servizi sociali. Viviamo una crisi di un modello culturale a tutto tondo. La rete delle associazioni che si è riunita qui deve proseguire a lavorare insieme in maniera serrata ragionando su molti temi. Le Marche sono sempre state una terra solidale, impegnata: perché di fronte a questi fatti reagisce in questa maniera? Dobbiamo parlarne, discutere ma che lo si faccia a livello collettivo. Parlare non basta, questo è vero. Ma da lì bisogna partire per arrivare a qualcosa di più concreto».

Come smuovere però una cittadinanza che è sempre più refrattaria a farlo, se non usando smartphone e pc seduta comodamente sul divano o mentre sorseggia un cocktail in uno dei locali alla moda del lungomare? Se a interrogarsi sui risvolti del caso Alika pensano gli inquirenti, sta alle istituzioni chiedersi il perché bandiere e torce i civitanovesi, i marchigiani, gli italiani li portino in piazza davvero in massa solo quando si parla di calcio.

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Questo è un articolo pubblicato il 04-08-2022 alle 00:16 sul giornale del 05 agosto 2022 - 542 letture

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