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comunicato stampa

Omicidio Ogorchukwu, il centrosinistra ritrova la compattezza: "clima di odio e razzismo insostenibili, altro che città sicura"

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Il centrosinistra in frantumi ritrova unità e lo fa intorno a Mirella Paglialunga nel condannare la brutale violenza dell’omicidio di Alika Ogorchukwu, chiedendo al contempo una reazione forte da parte della città.

«Condanniamo con sdegno il grave fatto di sangue avvenuto ieri a Civitanova Marche e chiediamo la convocazione da parte del sindaco del comitato per la sicurezza – scrivono in una nota congiunta, pubblicata dalla Paglialunga su Facebook, i consiglieri comunali della fu coalizione di centrosinistra – l’omicidio di Alika Ogorchukwu è solo l'atto ultimo e gravissimo di una situazione di degrado e di abbandono della città dal punto di vista della legalità e della convivenza civile che dura da tempo: risse nei luoghi della movida, quasi tutte le sere, spaccio indisturbato, aumento dei furti, schiamazzi a qualunque ora del giorno e della notte, degrado ed incuria degli spazi pubblici. E’ una situazione gravissima. Ieri il barbaro omicidio di un uomo in pieno giorno, a due passi dal municipio e fra l’indifferenza di tanti ci deve far temere anche rigurgiti fascisti e razzisti nei confronti dei quali con forza vogliamo dichiararci contrari. Contestiamo quindi le dichiarazioni del sindaco Ciarapica pubblicata sulla sua pagina Facebook in cui dichiara che “trattasi di un episodio gravissimo ma che non può descrivere la realtà della nostra Città. Civitanova è una città pacifica, accogliente, sicura”. Noi vogliamo con forza che Civitanova torni ad essere una città sicura per tutte le persone, indistintamente: per gli stranieri ed i turisti, per i residenti, per i nostri anziani, per i giovani per i quali occorre promuovere iniziative di educazione alla legalità ed alla cittadinanza per rimuovere sul nascere pregiudizi gravi per il mantenimento della democrazia e della stessa nostra umanità. Le responsabilità di quanto avvenuto vanno ricercate infatti anche nel clima di odio e di razzismo fomentate negli anni da una politica lontana dal bene comune e dalla tutela dei diritti di tutte le persone».

Dipende da noi, però, oltre a sottoscrivere la nota congiunta, va anche per proprio conto. «Si chiamava Alika Ogorchukwu, aveva una moglie e un figlio e per campare, pur se invalido, faceva 50 km all'andata e 50 al ritorno, lavorando come l'ambulante per vendere fazzoletti e piccoli accessori per strada e davanti ai negozi. E’ l'ultimo di una lunga serie di omicidi razziali che hanno insanguinato l'Italia in questi anni, e che, ancora una volta, hanno come teatro la provincia marchigiana, sfigurata e rabbiosa, sei anni dopo l'assassinio di Emmanuel Chidi Nnamdi a Fermo e quattro anni dopo la tentata strage di Traini a Macerata. Come Emmanuel, Alika è stato ucciso in pieno giorno, in Corso Umberto I di Civitanova Marche, sotto gli occhi di numerosi passanti che hanno filmato e fotografato la brutale aggressione senza intervenire. Un dato agghiacciante, che definisce il baratro etico e sociale in cui siamo precipitati e che si salda con la minimizzazione, l'indifferenza e addirittura il giustificazionismo di una parte non piccola dell'opinione pubblica. Il razzismo e la xenofobia sono radicati nel nostro Paese da molto tempo e fanno parte di un contesto in cui giocano un ruolo centrale gli attori collettivi: le istituzioni, i potentati economici, i partiti, i mass media. Alika è stato ammazzato a bastonate da una violenza brutale, che si origina nella costruzione sociale di una ideologia razzista e fascista contro chi è povero e ha la pelle di un altro colore. Alla radice della violenza, anche di quella occasionale, c’è sempre una mentalità diffusa. Da molti anni in Italia governi di centrodestra e governi di centrosinistra hanno affrontato la questione delle persone migranti con un atteggiamento di chiusura irrazionale, anticostituzionale e immorale, arrivando a finanziare i campi di concentramento in Libia. Questo continua tuttora ad alimentare una percezione distorta della realtà e un sentimento di xenofobia diffusa. La richiesta di sicurezza a Civitanova, nelle Marche e in Italia non può risolversi con misure di controllo del territorio e soprattutto non può essere usata per speculazioni politiche che assurdamente criminalizzano le persone migranti e alimentano la mentalità razzista e xenofoba del “prima gli italiani”. Non esiste sicurezza senza umanità, senza giustizia, senza riconoscere la dignità di ogni donna e di ogni uomo, un valore rispetto a cui nessuno viene prima degli altri. Sono urgenti lo sviluppo di una cultura civile di rispetto della dignità umana di chiunque, la pratica della solidarietà, l’attuazione della giustizia sociale, il senso della responsabilità collettiva, il potenziamento dei servizi alla persona, la costruzione di un’economia equa. E' dalla partecipazione diretta e dalla rete di tutti coloro che hanno a cuore sia i diritti umani sia la trasformazione della società in senso democratico e solidale che può germogliare un’alternativa reale alla barbarie in cui ci ha trascinato la politica attuale. Intanto a Civitanova è doveroso non solo che il Comune decida una giornata di lutto cittadino, ma anche organizzare una grande manifestazione e attivare la vicinanza concreta alla famiglia di Alika. “Dipende Da Noi” sarà nelle piazze in questi giorni a fianco delle sorelle e dei fratelli migranti che lottano quotidianamente con grande determinazione contro ogni sorta di ostacoli e di ostilità e così facendo ci indicano la via per la costruzione di un futuro più accogliente e giusto per tutti».

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-07-2022 alle 10:17 sul giornale del 01 agosto 2022 - 547 letture






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