Dentro la Civitanova scossa dall'omicidio di Alika: "A volte superava i limiti nel chiedere le elemosina, ma nessuno merita tanto"

3' di lettura 31/07/2022 - Stamattina, in Piazza XX Settembre, si è svolta nella già sofferente Civitanova, una manifestazione non organizzata da parte della comunità nigeriana marchigiana, con un grido unico e ben definito: «vogliamo chiarezza e che venga fatta giustizia».

Una tragedia ha colpito la città di Civitanova, quella di ieri in corso Umberto I dove Alika Ogorchukwu è stato ucciso a seguito delle sue richieste piuttosto insistenti di elemosina, per mano di un uomo campano residente in città. Grande sofferenza per la famiglia, per i conoscenti e per la città che si sente scioccata e dispiaciuta. Durante la manifestazione, la moglie della vittima in lacrime, ha scambiato due parole con il sindaco Fabrizio Ciarapica ed è stata poi scortata dalle forze dell’ordine all'interno del palazzo comunale.

È stato un sabato mattina davvero particolare per la città, che si è risvegliata come frastornata dagli eventi. Girando tra le bancarelle del mercato del sabato, un must della città, l’atmosfera è surreale. La gente si divide in due direzioni: chi lamenta la matrice razzista dell’omicidio, anche se già smentita da parte delle autorità, e chi accusa i testimoni oculari che non sono intervenuti nel diverbio, di far parte di quella fetta di popolazione omertosa che filma piuttosto che intervenire.

«Non conoscevo Alika personalmente, ma lo vedevo spesso chiedere l'elemosina. È sconcertante arrivare a tanto, ma lui era solito molestare verbalmente e anche strattonare se qualcuno gli avesse negato l'elemosina»: a riferirlo è il gestore di un'attività del centro che preferisce rimanere anonimo. Ma non è l'unica testimonianza che ritrae la vittima come solita alla molestia. Molte ragazze, infatti, hanno lamentato la spiacevole insistenza e che spesso le molestie verbali hanno valicato lo sfondo sessuale dipingendolo come «inquietante, mi diceva frasi in inglese alludendo ad un rapporto sessuale e nel mentre mi fissava», come confida una giovane.

Nel frattempo, un passante sentendo il racconto, si inserisce nel discorso. «Qualsiasi motivazione ci fosse stata sotto, non era abbastanza per giustificare l'accaduto. La violenza non è mai una risposta, specialmente nei confronti di un accadimento così tragico partito da una motivazione estremamente futile».

Una ristoratrice lo aveva visto passeggiare poco prima della tragica colluttazione. «Alle 13 circa è passato nella mia attività e come sempre, ho dovuto urlare per cacciarlo. Ma sono rimasta scioccata alla notizia dell'omicidio, nessuno merita tanto male. Il mio pensiero va alla moglie e al suo bambino affinché possano ritrovare una serenità»

Nel mentre della manifestazione della comunità nigeriana, le voci sono differenti: c’è chi si cela all'interno dei social dietro ad un apparente buonismo per poi far emergere nella realtà quanto di più esasperante: «però per Pamela Mastropietro non avete chiesto giustizia» (riferito ai manifestanti) oppure «bloccare di sabato una strada per una cavolata del genere è assurdo», riferisce qualcun altro, minimizzando l'accaduto e tentando in qualche modo, di giustificare quanto successo. Su una cosa, però, la vox populi sembra davvero una sola: è assurdo che una vita umana valga così poco, che valga qualche like o qualche visualizzazione ma che non valga il "rischio" di mettersi in mezzo per cercare di fermare la situazione.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-07-2022 alle 17:50 sul giornale del 01 agosto 2022 - 4540 letture

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