Dopo la Feba, retrocede anche la Virtus: il basket civitanovese saluta le grandi e ha bisogno di un nuovo inizio

4' di lettura 06/06/2022 - Prima la Feba, ora la Virtus. Con la sconfitta degli aquilotti di ieri nel decisivo spareggio di Ozzano contro i piemontesi della Mamy.eu Oleggio, il basket nazionale lascia Civitanova. In un colpo solo, infatti, quest’anno tanto la squadra femminile, impegnata nel campionato di Serie A2, quanto quella maschile, che invece era in corsa in Serie B, hanno infatti chiuso con una mesta retrocessione la loro stagione.

Ieri la cocente delusione dei ragazzi di coach Schiavi, cui non è riuscita l’impresa di vincere due partite in meno di 24 ore. I biancoblu ci hanno provato, scattando meglio dai blocchi nel primo quarto (3-12 il punteggio dopo 7’ con un tap-in di Gulin), ma si è capito presto che non era la giornata buona. La Virtus ha retto fino a metà gara (23-27 all’intervallo lungo), per poi andare nel pallone nel terzo quarto e sprofondare lentamente verso lo spettro più volte evocato nel corso della stagione: la discesa in Serie C Gold, campionato interregionale gestito dai comitati locali, la prima retrocessione della storia quarantennale della società.

La Feba si era fermata anche prima, un mese e mezzo fa, chiudendo all’ultimo posto la regular season del campionato di Serie A2 condannata oltre i propri demeriti anche dal regolamento cervellotico imposto dalla Federazione che ha imposto alle momò di disputare una partita in meno rispetto alle avversarie per la mancanza di tempo per recuperarla a causa del focolaio covid esploso durante la stagione fredda. Una stagione difficile, conclusa con il ritorno nella terza serie dopo un decennio e l’abdicazione dal ruolo di prima squadra del basket femminile della regione, che è passato alla Thunder Matelica.

Un doppio verdetto che va accettato, come tutti quelli che vengono dal campo, ma che è difficile da mandare giù. Difficile da mandare giù per un motivo molto semplice: è stato ampiamente meritato. La Feba ha chiuso la sua stagione con sole 5 vittorie e ben 20 sconfitte, la Virtus con 6 successi e addirittura 30 ko: bilancio totale 11 successi su 50 partite in coppia. Desolante.

Per fare bene, per costruire progetti di lungo respiro, servono soldi e idee. Per quanto riguarda i primi, è vero, c’è stata una pandemia che ha stravolto tutto e ora la crisi bellica rimette tutto in discussione. Ma questi sono elementi con i quali si devono confrontare tutte le realtà. Possibile che una delle realtà più frizzanti dal punto di vista economico, se non la più frizzante della regione, quale è Civitanova non riesca a sostenere due squadre del secondo sport di squadra in Italia in campionati nazionali? Eppure pare sia così, se tanto la Feba quanto la Virtus hanno dovuto concludere la stagione senza un main sponsor sulla canotta.

E poi le idee. È chiaro che senza quattrini è difficile metterle in campo. Ma ce n’è una che è stata più volte abbozzata e mai davvero cavalcata: l’unione delle forze tra il comparto maschile e quello femminile. Collaborazioni, soprattutto a livello giovanile, ci sono state e i rapporti sono comunque buoni tra le due realtà. Ma forse da un duplice fallimento può nascere l’occasione per ripensare a tutto quanto e fare un passo in più. Ce lo insegnano le big del basket nostrano, dove i casi di piccole polisportive di basket maschile e femminile sono sempre meno rari (Virtus Bologna, Reyer Venezia e Dinamo Sassari, in tal senso, hanno indicato la via). E allora perché non mettersi a tavolino e provarci per davvero a pensare un futuro così per il basket civitanovese? Davvero non c’è spazio per fare qualcosa di più e meglio all’ombra del gigante Lube e di una Civitanovese calcio che di certo non è nel miglior momento della sua storia? Guardare oltre, guardare insieme: è tempo di farlo o quantomeno di provarci per davvero.

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Questo è un articolo pubblicato il 06-06-2022 alle 09:08 sul giornale del 07 giugno 2022 - 363 letture

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