Morgoni dialoga di sanità con Giafranco Cavaliere: "un infermiere di famiglia attraverso le farmacie comunali"

6' di lettura 29/05/2022 - Perché il Pronto Soccorso di Civitanova Alta è sovraffolato e cosa si può fare I due punti su cui investire: prevenzione primaria e assistenza domiciliare. Ne ha parlato Gianfranco Cavaliere dei Popolari Liberali, ospite del candidato sindaco Vinicio Morgoni, il 28 maggio a Civitanova Alta presso la pinacoteca di via Porta Zoppa 20.

In realtà la cosa riguarda tutti i pronto soccorso delle Marche e non solo. Da anni il sistema sanitario è in crisi e sempre più sta diventando un sistema sociosanitario. In primo luogo per un problema di carattere strutturale. Molti degli ospedali sono vecchi e comunque pensati per una sanità molto più ricettiva che per una sanità di qualità. Il progresso nel campo sia medico che scientifico, tecnologico, mi riferisco a tutti gli esami radiologici e quant’altro hanno determinato un cambiamento nel trattamento in ospedale del paziente.

Anni fa i pazienti venivano ricoverati per periodi molto lunghi e al termine di un iter diagnostico e terapeutico. Adesso, una volta garantita l’assistenza principale o l’intervento il paziente viene rimandato a casa. Questo da un punto di vista di degenza. Anche la medicina d’urgenza è cambiata totalmente, perché 20-30 anni fa in pronto soccorso ci arrivavano solo i pazienti realmente a rischio la vita (traumi, incidenti, infarto, ictus) e tutte quelle patologie che vengono definite tempo dipendenti ovvero se non si interviene in un determinato tempo le condizioni generali decadono e si va incontro a morte. E quindi il pronto soccorso dovrebbe essere riutilizzato in questo senso.

Invece la parola pronto soccorso con l’evoluzione della società è andata sempre più verso un concetto di accorciare le file, non trovo l’appuntamento per la Tac nel pubblico, non voglio pagare, o non me lo posso permettere nel privato, quindi vado in pronto soccorso con la speranza di e questo determina quella che da un punto di vista di urgenza si chiama sovraffollamento.

Voi vedrete da adesso nei prossimi cinque anni sempre maggiori casi di difficoltà nello smaltire le file in pronto soccorso e di anche pressione verso i sanitari perché il personale non c’è. Quindi accanto a questo sovraffollamento che si verifica nella struttura pubblica, nell’ospedale, che per l’italiano è comunque ancora il baluardo della salute, perché io mi sento più sicuro di farmi trattare in ospedale, alla fine sono costretto ad andare nel privato.

Ma questo non risolve il problema perché è il sintomo che la medicina territoriale non funziona, non per colpa del medico di famiglia, che non è più come quello di una volta, dove il medico di famiglia era in grado di fare qualsiasi tipo di procedura e poteva far partorire addirittura le donne a casa e c’era una selezione dei casi che indicavano il ricovero. Per cui i ricoveri potevano essere fatti anche per tempi lunghi perché non c’era un affollamento. E l’ospedale funzionava serenamente.

La sanità però durante questa fase e anche la cultura delle persone è enormemente cambiata. E a farla cambiare è stato, da un lato l’innovazione tecnologica, dall’altra il numero di mutuati e il ricordo continuo al medico per cui i medici non riescono più a visitare il paziente con calma e difficilmente rischiano una diagnosi. Prima il medico toccava un addome e diagnosticava un’appendicite, non serviva la tac. E quindi con l’innovazione tecnologica invece il medico prescrive un esame.

Poi i medici sono sempre più specializzati. Oggi come nei poliambulatori, ogni medico fa il proprio campo, il proprio settore e il paziente va dallo specialista per ogni cosa. Questo ha fatto entrare in crisi un sistema e quindi il medico di famiglia, che era il primo baluardo del territorio e aveva e ha tuttora 1.500 pazienti, anziché fare una diagnosi prescrive degli esami. Se un paziente arriva con un dolore toracico, il medico gli dice io non ti posso aiutare, non sono cardiologo.

E quindi perché si intasano le file del Pronto soccorso? Perché manca la tecnologia sul territorio. Nello stesso tempo è cambiato il paziente. Ognuno con l’avvento di internet, cerca il dottor Google o di quant’altro ognuno trova sul web o su Facebook la propria verità. Quindi confuta e mette in discussione qualsiasi tipo di professionista ha davanti ma soprattutto il professionista medico. Che può essere accusato anche di volere il male del paziente. Da qui la sanità difensiva.

Allora che fa la classe medica? Ma chi me lo fa fare? Si mette al sicuro con l’esame diagnostico. E questo determina un notevole incremento della spesa sanitaria, un notevole incremento dei tempi di attesa perché il sistema in questo istante storico non è aggiornato, non è preparato a questo cambio di visione della salute pubblica. Quindi ci troviamo, non tanto gli ospedali, quanto i pronto soccorsi pieni di gente e non riescono poi a fare le cose che devono fare per i pazienti che ne hanno veramente bisogno e questo succederà sempre più spesso. Ci sarà quindi bisogno di un’assistenza sanitaria continuativa che non può essere garantita in ospedale per i motivi illustrati. Ma non può essere purtroppo ancora garantita a domicilio perché il sistema non è pronto. E quindi tenendo presente che ci troviamo in una situazione di statistica in Europa ma soprattutto in Italia di inversione di piramide dell’età, ovvero dove gli anziani sono notevolmente più numerosi dei giovani, questo genera un problema non solo in ambito pensionistico ma è anche un problema sanitario.

Da qui si capisce che occorre migliorare la prevenzione e l’assistenza domiciliare da subito, anche attraverso figure paramediche, visto che i medici scarseggiano oramai. Quindi occorre fare una corretta informazione per far capire il corretto utilizzo dei pronto soccorsi. Dall’altro occorre che i familiari dei pazienti siano culturalmente preparati a questo di di rivoluzione ma abbiano anche la possibilità di una assistenza domiciliare.

Per cui la proposta che è stata fatta da Natalia Conestà, e sposata dal candidato sindaco Vinicio Morgoni è, una proposta valida, cioè di offrire, attraverso le farmacie comunali, un servizio di infermiere di famiglia che possa portare la sanità all’interno delle case. Secondariamente prevenire le patologie possono essere prevenute attraverso alcuni esami. Questi sono i due investimenti di un intervento congiunto tra una prevenzione primaria e secondaria fatta a livello locale da un Comune come Civitanova Marche in modo che si riduca il numero di malati e si facciano diagnosi veloci. Occorre cercare di tirar fuori una proposta di protocollo che potrebbe benissimo nascere da qui.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-05-2022 alle 11:51 sul giornale del 30 maggio 2022 - 172 letture

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