Micam, 104 aziende del Fermano-Maceratese in partenza per Milano, "il distretto deve evolversi per sopravvivere"

Gino Sabatini 4' di lettura 17/09/2021 - Ultimi preparativi in vista del Micam, che apre i battenti domenica alle 10.30. Saranno 104 le imprese marchigiane che esporranno al salone principe della calzatura italiana, dove il Made in Marche cerca un’occasione di rilancio.

La Camera di Commercio Marche, per l’occasione, ha elaborato alcuni numeri circa lo stato del comparto calzaturiero regionale, che accoglie il 30% circa di tutte le aziende calzaturiere italiane, il 2,4% di tutte le imprese marchigiane e il 18,5% di tutta la manifattura marchigiana. Erano 3.935 al 30 giugno 2021 le imprese marchigiane impiegate nella fabbricazione di articoli in pelle e simili, 3.506 sono imprese della fabbricazione di calzature, 429 si occupano di preparazione e concia del cuoio, fabbricazione di articoli da viaggio, borse, pelletteria, selleria, nonché preparazione e tintura di pellicce.

Nel territorio marchigiano due sono le province con una presenza molto diffusa di imprese calzaturiere: ovviamente Fermo, con 2.297 imprese, prima in Italia per numero assoluto di imprese che fabbricano calzature, in cui ha sede il 19,3% delle imprese calzaturiere italiane, e Macerata, con 970 imprese, terza in Italia per numero assoluto di imprese che fabbricano calzature, in cui ha sede l'8,1% delle imprese calzaturiere italiane (al secondo posto, nel podio italiano, c'è Napoli con 1.439 imprese). Le imprese di fabbricazione di calzature sono concentrate soprattutto a Porto Sant’Elpidio (566), Sant’Elpidio a Mare (398), Montegranaro (367), Monte Urano (335), Monte San Giusto (200) e Morrovalle (142). Oltre la metà delle imprese sono artigiane, oltre l’80% sono micro imprese (meno di 10 dipendenti).

Sul fronte export, Veneto, Toscana e Lombardia, hanno fatto rilevare, fino al 2019, un andamento crescente. Le Marche, invece, hanno visto continuamente diminuire il valore delle vendite all’estero del settore: se nel 2013 erano la terza regione per export calzaturiero, nel 2017 sono scese al quarto posto. Nel 2020 il Fermano vede una contrazione anno su anno dell'export del 27,5%, Macerata del 23,2%; in particolare, nel periodo 2016-2019, a Fermo l’export del calzaturiero si è costantemente collocato sotto la soglia degli 800 milioni di euro. Malgrado l’evidente ridimensionamento, che si è accentuato nel 2020, l’attuale incidenza delle vendite di calzaturiero nell’export marchigiano (pari all’8,7%) rappresenta ancora una peculiarità positiva nel panorama nazionale. Nel primo semestre del 2021, l'export del comparto è in ripresa in tutte le principali regione a vocazione calzaturiera: Veneto (+28,3%), Toscana (+60,1%), Lombardia (+36%) e Marche (+13,3%).

Tuttavia, mentre la Lombardia e il Veneto sono in tal modo tornati su livelli lievemente superiori a quelli del primo semestre 2019, non si rileva lo stesso per Toscana e Marche. Le Marche in particolare, con 487,7 milioni di euro di vendite all’estero di calzature, restano piuttosto distanti dai 649 milioni di euro del primo semestre

2019 (-24,8%). I principali mercati di sbocco sono: Germania (in ripresa modesta rispetto al 2020 con +3,9%), la crescita è più intensa nell'interscambio con Francia (+22,7%), Stati Uniti (+53%), Russia (+21,2%), e Cina (che con un +78,5%, recupera e oltrepassa il livello pre-covid). Restano invece ancora in diminuzione le esportazioni calzaturiere della regione verso Regno Unito (-7,3%), Paesi Bassi (-2,2%) e soprattutto Svizzera (-20,8%).

«La perdite di imprese registrata nell’ultimo anno, che è una perdita di know-how, di conoscenze e competenze artigianali, sommata al minor incremento dell’export nel primo semestre, anche se la crescita è a due cifre percentuali, devono spingere il settore calzaturiero a evolversi, cambiare – dice Gino Sabatini, presidente Cciaa Marche – il Pnrr viene in soccorso, ma servono un cambio di passo perché ci sia una politica industriale capace di incidere sulle criticità del comparto, dove piccola dimensione, scarsa vocazione all’estero, bassissima digitalizzazione, incapacità di lavorare su reti aperte rischiano di vanificare le grandi opportunità che sono davanti. Crediamo sia necessario ribaltare l’idea di distretto industriale chiuso e avvitato su sé stesso: questo obiettivo richiede un impegno deciso anche degli imprenditori della calzatura e della filiera delle istituzioni che, anche al Micam, si presenterà compatta. L'appuntamento di domenica al Micam, con le istituzioni nazionali e regionali presenti ai massimi livelli, sarà la prima concretizzazione di questo impegno».

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Questo è un articolo pubblicato il 17-09-2021 alle 18:48 sul giornale del 18 settembre 2021 - 239 letture

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