Porto Recanati: la Attila Junior Basket è realtà, "vogliamo fare qualcosa di grande, per Attilio e per la città"

7' di lettura 08/05/2021 - I motori sono accesi, una nuova storia per lo sport portorecanatese è pronta ad essere scritta. Sul sedime del campetto all’esterno della scuola Medi che presto sarà intitolato ad Attilio Pierini, la Attila Junior Basket, il progetto che aveva in mente prima che un tragico incidente lo portasse via un anno fa, si è presentato alla città e agli amici di sempre.

Alla guida ci sarà il padre di Attilio, Giuseppe Pierini, e gli obiettivi sono ambiziosi: far rivivere il sogno di far crescere il basket nella sua città natale, in primis sul fronte giovanile e poi spiccando il volo anche tra i senior, senza porsi limiti di sorta in questa fase. Al battesimo di questo progetto che stringe un nodo in gola ai tantissimi che hanno conosciuto la famiglia Pierini negli anni, e che ieri si sono stretti intorno a loro, non sono voluti mancare tanti volti noti del basket nostrano e non, a partire da ex giocatori di spicco come Oscar Chiaramello e Dimitri Lauwers. E poi gli amici di una vita, gli amanti del basket a tutto tondo, e ovviamente anche la politica cittadina, a partire dal sindaco Roberto Mozzicafreddo. «Da un lato c’è un’avventura che continua e da una parte una che inizia – ha rimarcato il primo cittadino – nella mia esperienza di conoscenza con il presidente Pierini, esperienza iniziata oltre 20 anni fa, lo potrei definire un gigante buono: fa quello che deve quando si tratta di centrare un obiettivo, ma sa anche essere una delle persone più affabili che ci siano. È ovvio che Porto Recanati fino ad oggi ha fatto quello che poteva per il basket. Manca una grande struttura e fare delle promesse ora sarebbe sbagliato. Ma è chiaro che seguiamo da vicino la situazione da quel punto di vista. Abbiamo dato una sistemata al palazzetto, ma mi auguro che si possa fare sempre di più per portare Porto Recanati a livelli molto alti. Ce lo auguriamo, speriamo che la nuova società ci riesca, nei tempi giusti, ovviamente non in un anno».

Pierini ha raccolto il testimone da un emozionato Nunzio Giri, che lascia la presidenza dopo un percorso che sotto la sua guida ha portato la Junior dal rischio di sparire all’essere una solida realtà, la base da cui si ripartirà dai prossimi giorni. «Quando ci siamo ritrovati con parenti e amici la prima volta, un giorno dello scorso inverno, sapevamo solo che volevamo fare qualcosa – ha svelato Giuseppe Pierini – Attilio voleva fare qualcosa di importante per Porto Recanati, purtroppo non ci è riuscito ma ci siamo sentiti in dovere di fare qualcosa con la Junior. I tempi a causa del covid si sono dilatati, ma ora eccoci qua. La presenza di tante persone che vedo qui davanti a me è un buon viatico per fare bene. Non avrei mai pensato di rimettermi in gioco, dopo più di un decennio a Recanati in cui avevo centrato tanti prestigiosi obiettivi avevo detto basta. Avevo appeso la giacca al chiodo, per usare una metafora. Ma in una situazione così ci siamo riproposti per fare qualcosa di buon livello. Ringrazio la Junior che ci ha permesso di impostare un percorso insieme, a partire da questo campetto che potremo usare per fare tornei estivi e attività. Faremo qualcosa anche all’interno del palas, anche se è abbastanza pronto per i livelli agonistici che può raggiungere Porto Recanati. Oltre al settore giovanile, vogliamo fare qualcosa di importante anche per la prima squadra: Serie D, C Silver, ancora non lo sappiamo, ma vogliamo lanciare il messaggio che qualcosa in più si può fare. Sicuramente qualsiasi cosa la faremo per il bene del basket locale».

Anche i vertici del basket regionale non hanno voluto mancare un appuntamento che ovviamente ha raccolto l’attenzione di tutte le Marche. «Quando Peppe mi ha chiamato, subito dopo Natale, gli ho detto che la cosa più importante era parlare con la Junior, che con grandi sforzi era salita a buon livello per una realtà come Porto Recanati – ha svelato Davide Paolini, presidente di Fip Marche – 7-8 anni fa la pallacanestro qui stava chiudendo. Ho spinto per l’unione di queste due anime perché insieme si poteva fare bene. Se siamo qui oggi è perché nel cuore abbiamo tutti quanti Attilio. Lui avrebbe voluto finire la carriera qui e voleva restituire qualcosa alla sua città. Sarà un piacere tornare dentro a questo palas il sabato sera alla 9 come ai bei tempi della Serie C. Questa è una città che ha il basket nel cuore e che ha prodotto tanti giocatori ad alto livello, dalla Moroni a Traini passando per Andreani. Spero che fra 5-6 anni metà dei ragazzi della prima squadra della Attila Junior Basket sia composta da ragazzi di qui».

Il primo atto della nuova società sarà quello di ritirare la canotta numero 8, quello che fu di Attilio. Ma in un certo qual modo quel numero lo porteranno tutti gli atleti della squadra: l’8, infatti, sarà sicuramente sul nuovo logo della società, del quale per ora ci sono un paio di proposte e che sarà scelto in forma definitiva a breve.

L’atto finale è stato sicuramente il più toccante: Francesca, moglie di Attilio, salvatasi per miracolo dal tragico schianto in cui perse la vita il gigante buono di Porto Recanati, ha voluto prendere il microfono per tratteggiare il ricordo intimo del suo grande amore. «Conobbi Attilio 15 anni fa, quando ero poco più di un adolescente – ha ricordato Francesca, con la voce rotta dall’emozione – ha dedicato la sua vita a questo sport, era la sua vita. Ci metteva amore e perseveranza e col tempo ho iniziato ad amarlo anche io. Lui non ha mai giocato per se stesso, sempre per la squadra. Da capitano della sua squadra del cuore, all’apice del successo, lui ogni estate faceva una cosa: accoglieva ogni nuovo membro della squadra in prima persona. Voleva che tutti si sentissero a casa sin dal primo momento. Ripeteva sempre che per raggiungere risultati era necessario creare un team solido e affiatato e quello era il suo modo per andare in quella direzione. Per questo era così dispiaciuto quando qualche volta tutto non andava come sperato. Ma lui non si è mai tirato indietro. Se poteva in qualche modo aiutare lo faceva sempre a occhi chiusi, chi lo conosce lo può confermare. Se avesse potuto scegliere, non avrebbe mai smesso col basket. Avrebbe voluto farlo ancora tanto, voleva far innamorare del suo sport tanti ragazzini. Ancora oggi non riesco a credere che non sia accanto a me, lo aspetto ancora a casa la sera. Ma nel mia disperazione, so che Attilio è ancora qui con noi, che ci osserva e ci guida come sta facendo anche oggi. Per lo splendido uomo che era va prima di tutto il grazie a Giuseppe e Mirella, che per me sono diventati dei secondi genitori. Non gli hanno mai fatto mancare niente. Non meritavate e non meritiamo tutto questo dolore, un dolore che ci accompagnerà fino al nostro ultimo respiro. Sei il mio unico grande amore Attilio, il nostro capitano. Per sempre».

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Questo è un articolo pubblicato il 08-05-2021 alle 19:44 sul giornale del 10 maggio 2021 - 829 letture

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