Fermo: Au moindre rayon de soleil

4' di lettura 24/02/2021 - Le coeur de l'éducation, c'est l'éducation du coeur.

Fabiola Caterino è docente di lingua francese presso l'Istituto di Istruzione Superiore Bonifazi, sede di Recanati, per i seguenti indirizzi: socio sanitario, turistico e sportivo. Inoltre è professoressa di cultura francese presso il dipartimento di Beni culturali e turismo dell’Università di Macerata.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Sono curiosa, leale ed empatica.

2. Com'è nato il tuo interesse per la lingua francese?
Frequentavo le medie e il mio professore aveva una pronuncia perfetta, tale da farmi letteralmente innamorare di questa lingua.

3. Qual è stato l'argomento oggetto della tua tesi di laurea?
La mia tesi era incentrata su Germinal, romanzo di Émile Zola.

4. Che ricordi hai della tua esperienza come lettrice di italiano in Francia?
Nei primi anni 2000 sono stata lettrice presso tre licei: a Thionville, in Lorena e ad Albi, a sud ovest. È stata un'esperienza dura ma allo stesso tempo arricchente e fantastica. Dura perché mi trovavo lontana da casa, dovevo confrontarmi con nuove metodologie didattiche e ambientarsi in un paese straniero non è mai facile. Tuttavia è stato proprio in quegli anni che ho potuto imparare benissimo la lingua e la cultura francese. È stata una scuola di vita.

5. Che cosa significa per te insegnare?
Per me insegnare è tutto, è la mia vita. È ciò che mi riesce meglio.

6. In cosa consiste il tuo corso di French Culture all'Università di Macerata?
Lavoro con studenti provenienti da tutto il mondo e che scelgono di laurearsi in management del turismo. Insieme creiamo itinerari turistici in lingua, sia in Francia che nei loro paesi di origine. In questi percorsi inseriamo vari aspetti tra cui la storia, l'arte e l'enogastronomia.

7. Qual è il tuo rapporto con la didattica a distanza?
Direi pessimo. La scuola va fatta in presenza, soprattutto quando si ha a che fare con i più piccoli, alle elementari e alle medie, ma anche alle superiori, penso ad esempio agli istituti professionali. Bisogna avere un contatto diretto altrimenti gli studenti tendono a perdersi, non seguono, intervengono meno e tendono a distrarsi tra le mura di casa. All'Università è diverso, vi è una minore interazione con gli studenti. Le lezioni sono infatti di tipo seminariale, a meno che non si tratti di attività laboratoriali.

8. Perché studiare il francese oggi?
Perché è una lingua importante per l'economia e la politica europea, nonché di grande rilievo da un punto di vista storico e letterario. Inoltre è la lingua dell'amore, della moda, dell'eleganza, della poesia.

9. Cosa ti piace della Francia?
Mi piace il rigore negli ambienti di lavoro, nell'economia e in politica. Apprezzo tantissimo la precisione dei nostri cugini d'Oltralpe. Adoro Parigi, la Costa Azzurra e la musica francese. Come non amare poi la loro cucina, in particolar modo la baguette e i croissants. Non ultimo lo stile inconfondibile delle parigine.

10. Temi per le sorti del francese in ambito scolastico?
Purtroppo sì. In Italia sta prendendo sempre più piede lo spagnolo.

11. Cosa cambieresti della scuola italiana?
Cambierei in primis l'orario scolastico, inserirei il tempo pieno per tutti, i collegi e le mense nelle scuole, proprio come in Francia.

12. Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i tuoi alunni nell'apprendimento del francese?
Lo scoglio più grande restano la pronuncia e le regole grammaticali.

13. Com'è il tuo approccio alla didattica del francese?
Ho un approccio molto libero, mai impostato. Utilizzo molto materiali autentici (video, canzoni, film) e cerco di far appassionare i miei studenti alla quotidianità e alla modernità della lingua, per l'appunto attraverso l'ascolto di musica rap o mediante lo studio di autori emergenti.

14. C'è un episodio che vorresti condividere con i lettori?
Mi viene in mente la grande amicizia con Pierre, uno dei miei studenti francesi. Purtroppo stava attraversando un periodo difficile, sia dal punto di vista economico che familiare. A scuola era un ragazzo brillante e molto curioso. Eppure dopo il suicidio del padre ha avuto un momento di depressione e voleva abbandonare gli studi, arrivando persino a scappare dal convitto dove alloggiava. Io l'ho aiutato, gli sono stata vicina e con il tempo ha ripreso gli studi. Da allora è nata una bellissima amicizia. Il secondo episodio risale a due anni fa. Era il giorno del mio compleanno e mi trovavo a Parigi. Nel corso di uno spettacolo teatrale ho realizzato un mio grande desiderio: incontrare Abd Al Malik, un giovane scrittore francese. Lui ha esordito come cantante poi è diventato scrittore e infine regista cinematografico. Lessi il suo libro Qu'Allah bénisse la France! in una classe terza del liceo, era il 2008. Un'esperienza a dir poco emozionante.

15. Qual è il tuo motto?
Arrendersi mai, crederci sempre!


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 24-02-2021 alle 20:03 sul giornale del 25 febbraio 2021 - 107 letture

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