Pillola abortiva, no del consiglio regionale alla mozione dem, esplode lo scontro

6' di lettura 27/01/2021 - Il consiglio regionale ha detto no alla mozione presentata dall’esponente del Pd Manuela Bora siglata anche dai colleghi dem Mangialardi, Biancani, Carancini, Casini, Cesetti, Mastrovincenzo, Vitri e Santarelli (Rinasci Marche), sulla interruzione volontaria di gravidanza.

La consigliera del partito democratico ha invocato per le donne marchigiane il diritto effettivo di poter procedere all’interruzione volontaria di gravidanza anche tramite la cosiddetta pillola abortiva, Ru486, nei consultori come previsto dalle linee guida del ministero della Salute. Lo scontro dall’aula è passato poi fuori, con comunicati carichi di accuse incrociate.

La Lega plaude al no dell’assemblea legislativa regionale. «In merito a temi etici come quello dell’aborto, la Lega non ha mai preso una posizione, nell’assoluta convinzione che la libertà è un diritto inviolabile e che ognuno deve poter scegliere per se stesso – ha esordito il commissario Regionale Riccardo Augusto Marchetti – stiamo portando avanti una politica a favore della vita, e la Regione Marche è già al lavoro per stanziare dei fondi a sostegno della natalità, ma questo che non significa essere contrari all'aborto. Intendiamo mettere in campo ogni azione necessaria per sostenere le donne, affinché l'interruzione volontaria di gravidanza sia una scelta consapevole e non obbligata da ragioni di natura economica. In un momento tanto delicato per il futuro economico, il Partito Democratico, ancora forza di governo, dovrebbe preoccuparsi del futuro di milioni di italiani rimasti senza lavoro piuttosto che cavalcare sterili e insensate polemiche. Il Consiglio Regionale peraltro non ha competenza per intervenire in materia, essendoci già una legge dello Stato, la 194, che regola l'aborto. Se il Pd voleva che la Ru486 fosse somministrata anche nei consultori, avrebbe dovuto promuovere una legge a livello nazionale e la Regione Marche, come le altre, l'avrebbe recepita. Le linee guida del Ministero della Salute non modificano le norme esistenti. L'aborto è una questione etica e ogni posizione va rispettata, quello che come Lega vogliamo evidenziare, proprio perché rispettiamo le donne e vogliamo salvaguardarne la salute, è la necessità di un controllo medico di almeno 24 ore dopo l'assunzione della pillola abortiva. La Lega ha sempre agito a tutela delle donne, tanto da essere stata promotrice del Codice Rosso. Ogni nostra azione è volta a difendere le donne, la loro libertà e anche la loro salute».

E poi le forze di ispirazione cattolica, che appoggiano il no della maggioranza, come i gruppi Italia Cristiana e Udc. «È una grande gioia sapere che, con una netta presa di posizione e numerose dichiarazioni che non lasciano spazio ai dubbi sull’orientamento in tema di aborto del nuovo governo della Regione Marche la mozione presentata è stata respinta – sottolinea il presidente di Italia Cristiana Fabrizio Verduchi – ed è una gioia aver letto come tutti gli esponenti delle forze di maggioranza della Regione abbiano voluto sottolineare con coraggio come “oggi si debba lottare per la natalità” ma anche che “si debbano difendere i valori della famiglia e trovare i fondi per aiutarla” e ancora che “le donne debbano essere protette e che per questo debbano essere coinvolte anche le associazioni private per il diritto alla vita.” Da quasi vent’anni Italia Cristiana da sempre sostiene la difesa della vita dal primo all’ultimo battito del cuore ed è pronta ad affiancare la Regione Marche in questa coraggiosa battaglia».

«Una svolta storica per la Regione Marche – non ha esitato a definirla il presidente del consiglio regionale Dino Latini – esprimo piena soddisfazione per la compattezza della maggioranza che ha respinto in blocco l’applicazione della direttiva ministeriale in quanto contraddice la 194: questa legge infatti prescrive che l’aborto debba essere fatto in ospedale e l’aborto chimico della RU486 non è una semplice pillola del giorno dopo, ma una vera interruzione di gravidanza avviata e quindi, come l’aborto chirurgico, deve essere fatto in ospedale. Il consiglio ha quindi stabilito la difesa di una prerogativa dell’autonomia regionale nel rispetto della gerarchia delle fonti giuridiche; troppe volte l’attuale governo cerca la scorciatoia dell’atto amministrativo saltando il parlamento, come sta facendo con i decreti ministeriali nella gestione dell’emergenza sanitaria covid-19. Inoltre si è voluto tutelare la salute della donna dato che la RU486 comporta rischi seri e per questo necessita un ricovero ospedaliero che meglio garantisce contro eventuali emorragie, infezioni o altre conseguenze negative. Troviamo infine, come Udc Popolari Marche, particolarmente interessante il lungo e appassionato dibattito che ha preceduto la votazione. Sono emerse infatti molte considerazioni positive sulla necessità dell’applicazione puntuale della 194 che, contrariamente da quanto affermato da alcuni esponenti della minoranza, è applicata “a macchia di leopardo” dalle varie strutture socio sanitarie della regione. Fu lo stesso presidente Ceriscioli qualche tempo fa, rispondendo ad un’interrogazione del mio predecessore Luca Marconi, ad affermare che la 194 non è applicata in maniera uniforme per quanto riguarda la prevenzione dell’aborto. Mi è sembrato di capire, comunque, che l’intero consiglio regionale senza distinzione sostiene la necessità che si proceda in questa direzione e sarà quindi nostra cura mettere in moto tutte le iniziative amministrative e legislative affinché l’interruzione volontaria della gravidanza sia realmente l’ultima drammatica soluzione alla quale ricorrere per le situazioni di maternità difficili e non previste».

Insorge, invece, il Partito Democratico che non esita a parlare di ritorno al Medioevo. «La maggioranza di destra della Regione Marche nega il diritto alla interruzione volontaria di gravidanza per evitare la sostituzione etnica – rilancia Alessia Morani, sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico – a me sembrano dichiarazioni folli. Folli davvero. Sono posizioni assurde, la destra nega i diritti delle donne. Non possiamo che stigmatizzare e contrastare questa furia ideologica che vuole riportare le Marche al Medioevo dei diritti».

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Questo è un articolo pubblicato il 27-01-2021 alle 14:32 sul giornale del 28 gennaio 2021 - 201 letture

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