Civitanova vince il bando del Ministero, arrivano altre 32 telecamere, "siamo una piccola Londra"

6' di lettura 11/01/2021 - «Siamo una piccola Londra». Parole dell’assessore alla sicurezza Giuseppe Cognigni per esultare dopo che il Comune, per il terzo anno consecutivo, si è visto accordare un cospicuo contributo dal Ministero dell’Interno per implementare il sistema cittadino di videosorveglianza.

A Civitanova arriveranno 50 mila euro, che sommati ai 50 mila che stanzierà il Comune con fondi propri fanno 100 mila euro per installare 32 nuove telecamere, due ocr per la lettura delle targhe e 30 tradizionali. Saranno installate nel cuore del centro cittadino, tra corso Umberto I, piazza XX settembre, i giardini e il Varco sul mare, e, aggiungendo al computo anche gli occhi elettronici che l’amministrazione impianterà anche a Civitanova Alta, faranno salire il numero totale delle telecamere della rete comunale a quota 200. Una cifra record per le Marche, che confermano Civitanova come città numero uno nella regione e da qui il paragone con la capitale inglese, che può vantare la più estesa rete di videosorveglianza del mondo.

«Sul lavoro dell’implementazione delle telecamere il mio plauso va all’assessore Cognigni, che da inizio mandato sta lavorando molto sul tema della sicurezza – ha evidenziato il sindaco Fabrizio Ciarapica nella conferenza stampa tenutasi sul tema in sala consiliare – era stato uno dei cardini della nostra campagna elettorale e da allora abbiamo lavorato molto su questo fronte. È una promessa che abbiamo mantenuto, oggi la città è più sicura di tre anni fa: abbiamo recuperato zone degradate, migliorato l’illuminazione, potenziato il corpo di polizia municipale dotandolo di strumentazioni nuove dai mezzi all’armamento, uno strumento di difesa per i vigili e un deterrente per chi delinque. Oggi siamo fieri di annunciare che per la terza volta consecutiva abbiamo vinto il bando del Ministero dell’Interno: siamo la prima città delle Marche per numero di telecamere di proprietà comunale, la più grande nel centro Italia tra quelle sotto i 50 mila abitanti. Siamo orgogliosi di questi primati perché ci permettono di dare più sicurezza alla città e la crescita economica della stessa è anche merito di questo: la sicurezza incentiva a investire. Nel 2018 avevamo intercettato 15 mila euro con le quali abbiamo installato 13 telecamere nei pressi del Donoma. Nel 2019 solo 100 Comuni ce la fecero e noi fummo tra quelli, ottenendo 25 mila euro per intervenire al parco Cecchetti e nelle zone dei giardini intorno alla scuola Menotti con 11 telecamere. Ora ne arrivano altre 32, le useremo per completare la copertura di corso Umberto I e per potenziare piazza XX Settembre, i giardini e il Varco a mare. Ma non ci fermiamo qua, come non lo abbiamo fatto dopo i precedenti bandi».

Anche perché per centrare il bersaglio in questi bandi ministeriali servono indici di criminalità Istat piuttosto alti e Civitanova, come anche, ad esempio, Macerata e Porto Recanati li ha ancora a livelli ragguardevoli. L’obiettivo dichiarato, sul lungo periodo, è far sì che le aree oggi non coperte dalla videosorveglianza lo siano in un futuro prossimo, ma anche modulare la presenza sul territorio in base alla mutazione delle esigenze anno dopo anno. «Vogliamo arrivare a 250 telecamere – annuncia l’assessore alla sicurezza Giuseppe Cognigni – altre telecamere le metteremo nell’area portuale grazie alla collaborazione con l’assessore Caldaroni e all’intercettazione di un finanziamento regionale. Inoltre ci faremo carico delle 11 posizionate dai Cavalieri di Malta intorno al Covid hospital. L’obiettivo è quello di riempire i vuoti: il casello dell’A14, l’inizio della superstrada, gli ingressi nord e sud della città sulla Statale. Vogliamo controllare tutti coloro che entrano nel nostro territorio. Inoltre abbiamo promesso ad alcuni imprenditori della zona industriale B di intervenire anche da loro e lo faremo, perché spesso balordi si avvicinano alle aziende per commettere dei furti. Ma le telecamere, in queste caso quelle a lettura targhe, servono anche per intercettare coloro viaggiano senza assicurazione o senza revisione. Il commissario Autiero in questo è davvero un segugio. Entro il 31 marzo faremo richiesta di accedere alla lettura targhe nazionale, utile per i furti di auto. Io ringrazio la Polizia municipale ma anche i cittadini che ci fanno segnalazioni e ci informano. Questo rapporto è fondamentale e ho notato che c’è una grande maturità da parte dei cittadini, non più paura nei confronti dell’amministrazione pubblica. Senza questo le telecamere non servirebbero a troppo».

Materialmente, l’utilizzo delle immagini raccolte dalle telecamere è sotto lo sguardo della Polizia locale, guidata dal comandante Daniela Cammertoni. «Con strumenti tecnologici odierni riusciamo ad essere più efficaci nei nostri controlli del territorio, anche se cresce la nostra responsabilità – precisa Cammertoni – la videosorveglianza ci ha aperto un mondo. Riusciamo ad approvvigionarci di elementi di prova a volte fondamentali per i reati o per il rilievo degli incidenti stradali. Per cui ben venga una sua implementazione. Il numero di telecamere inizia ad essere importante, ma ci stiamo organizzando al meglio».

L’uomo delle telecamere, nel particolare, è però il commissario Eugenio Autiero, “il segugio”, come lo chiama scherzosamente (ma non troppo) Cognigni. E poi se c’è qualche guasto il riferimento è quello della Police Service di Paolo Cingolani, che si occupa della parte più strettamente tecnica delle rete. «Riusciamo a fare ricerche anche da targhe parziali o senza averlo per niente, solo conoscendo il modello dell’auto – evidenzia Autiero – A14 e superstrada non è che non siano videosorvegliate: non lo sono come dovrebbero esserlo. Per questo stiamo studiando alcuni riposizionamenti. Il paradosso, infatti, è che dove ci sono le telecamere i malviventi alla lunga tendono ad andarsene. Per cui dopo un po’ di tempo gli apparecchi restano ad inquadrare location dove poi non servono più. Un caso emblematico è via Carducci: lì le telecamere avevano senso quando c’era il McDonald’s, che era una grande calamita di situazioni pericolose. Ora che non c’è più, non hanno più senso. Insomma serve un lavoro di continue modulazioni. Zone rosse vere e proprie a Civitanova non ci sono, ci sono punti di aggregazioni temporanee. Il parco Cecchetti era una delle situazioni più calde, ma da quando abbiamo messo sette telecamere, intervenendo di continuo di persona, alla lunga la dissuasione ha funzionato».

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Questo è un articolo pubblicato il 11-01-2021 alle 16:13 sul giornale del 12 gennaio 2021 - 279 letture

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