I 77 anni dalla fuga per la libertà di Gaggegi e Beruschi, "tenere a mente i loro insegnamenti"

3' di lettura 30/10/2020 - Cosa significa essere eroi? Significa resistere e combattere non per se stessi ma per gli altri mettendo in gioco quando di più caro affinché tutti possono godere dei diritti e della libertà. Un esempio di questo essere eroi è sicuramente nelle azioni del Maestro Giuseppe Gaggegi e dei pescatori fratelli Giuseppe e Mariano Beruschi.

Nell'ottobre del 1943, le nostre città e erano tormentate da continui ed incessanti bombardamenti e mitragliamenti che tendevano a moltiplicarsi e a concentrarsi soprattutto su Civitanova, in quanto città industriale con scalo ferroviario strategico, ma anche nel Fermano in quanto erano presenti campi tedeschi di prigionia. In quei campi di prigionia nel Maceratese e nel Fermano erano stati trattenuti tutti coloro che si opponevano, i militari alleati, qualche partigiano e antifascisti. Pur avendo causato morti e distruzione, i bombardamenti di ottobre offrirono un'occasione irrepetibile per tentare una fuga. Chi ne ebbe le forze iniziò a costeggiare la vallata del fiume Chienti e del Tenna in modo tale da raggiungere Civitanova.

Perché Civitanova? La ragione è piuttosto semplice: perché Civitanova si è sempre distinta per il suo ardore, coraggio e impegno nella Resistenza offrendo alla causa la vita e la gesta di molti dei suoi figli più coraggiosi come il maestro Giuseppe Gaggegi già noto organizzatore della Resistenza con i Gruppi di Azione Patriottica. Questi uomini a scapito della loro vita hanno cercato di salvare quante più vite possibili.

Il maestro Giuseppe Gaggegi, gappista della resistenza, operando in collegamento radio con le truppe alleate si occupava fra le altre attività partigiane di raccogliere questi combattenti che riuscirono ad evadere per riorganizzare le file della Resistenza e ricongiungersi ai loro reparti militari alleati. È stato così possibile costruire una rete di solidarietà con alcuni pescatori civitanovesi, tra i quali spiccarono i fratelli Giuseppe e Mariano Beruschi che per quelle azioni i pilotarono i motopescarecci Leone Padre e Corridoni. Lo scopo era trasportare i fuggitivi dalla foce del Chienti e del Tenna a Termoli in modo tale da permettere successivamente di raggiungere la Bari liberata. Era il 30 ottobre 1943

Questi uomini erano consapevoli dei pericoli, dei rischi che correvano ma la loro forza ideale e la militanza antifascista hanno sfidato il pericolo mettendo in conto la loro stessa vita. Solo grazie al loro sacrificio, al rispetto della vita umana, al loro amore per la Patria, ai sacrifici condivisi con le loro famiglie che l'Italia è oggi una Repubblica democratica dove tutti possono esprimere la loro opinione nel rispetto delle leggi senza rischiare la galera. È importante tenere sempre a mente questi insegnamenti e custodirli come la più preziosa eredità che i nostri padri e madri combattenti ci hanno lasciato anche a costo della loro vita.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-10-2020 alle 09:28 sul giornale del 31 ottobre 2020 - 297 letture

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