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Morrovalle: un positivo nel Trodica Calcio, tutta la squadra in quarantena, "non si può rischiare il lavoro per una passione"

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E’ caos al Trodica Calcio. Dopo l’annullamento dell’amichevole di domenica contro il Portorecanati in seguito alla notizia di un caso di positività nella rosa della squadra, sono i calciatori della squadra, finita per intero in quarantena, a far sentire la propria voce con una nota congiunta.

Punto focale: far presente alla Federazione che i protocolli in vigore stanno mettendo in grave difficoltà il calcio dilettantistico. «É uscito qualche ora fa un articolo con un’intervista al presidente della Figc Marche, il signor Cellini, nel quale di fatto ignora quella che è la nostra situazione e di quelle future che verranno, perché è vero che siamo stati i primi una volta che il protocollo è stato teoricamente cambiato, ma è altrettanto vero che non saremo gli ultimi – sottolineano i calciatori – attualmente la preoccupazione più grande per la Federazione è quella di stilare i calendari, quando il problema è molto più complesso di un campionato di calcio. Tutti noi dilettanti, giocatori e membri dello staff, facciamo altro nella vita oltre che giocare a calcio: abbiamo tutti una famiglia della quale dobbiamo occuparci e un lavoro che ci permette di farlo. In questi giorni, nei quali è uscita la notizia della nostra quarantena, siamo stati contattati da tantissimi nostri colleghi, ex compagni di squadra o semplici avversari in un campo di calcio, i quali ci hanno manifestato la loro vicinanza e si sono detti quello che ci stiamo dicendo noi da giorni: proseguire in questo modo è impossibile.

14 giorni di quarantena forzata non è sostenibile per chi come noi pratica calcio come semplice passione e divertimento».

Dover stare 14 giorni in casa perché un compagno di squadra è risultato positivo si traduce in primis giorni di lavoro persi. Ed è un problema che rischia di travolgere tutto lo sport dilettantistico, non solo il calcio. «I datori di lavoro giustamente non tollerano che un dipendente non si presenti a lavoro per una o due settimane perché messo in isolamento per colpa di quello che comunque rimane uno sport e un divertimento per tutti noi – evidenzia la squadra – per questo motivo ci teniamo a dire alla Federazione che con questo sistema, con un protocollo che esiste ma che viene totalmente ignorato, non è possibile continuare a giocare a calcio a questi livelli. Con questo comunicato invitiamo inoltre i nostri colleghi a riflettere sulle loro situazioni e a discutere con le loro società di questo problema, che oggi è un nostro problema, ma domani potrebbe essere e molto probabilmente sarà, anche il loro. Con l’auspicio che le cose possano cambiare».

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Questo è un articolo pubblicato il 06-10-2020 alle 11:20 sul giornale del 07 ottobre 2020 - 1009 letture