Porto Recanati: Roberto Vecchioni all'Arena Gigli, l'intervista

Roberto Vecchioni 3' di lettura 11/08/2016 - Il “Professore” resta, saldo, in cattedra nonostante i 73 anni offrano comodamente il “pass” per la meritata pensione. Roberto Vecchioni ha un legame antico con le Marche, un rapporto solido che si rinnova nell’appuntamento di domani, alle 21,30, all’arena Beniamino Gigli di Porto Recanati.

Sarà l’ennesima tappa di un tour che si intitola “La vita che si ama” ed è ispirato all’ultimo libro dell’artista nel quale Vecchioni esplora la felicità partendo dall’universo degli affetti, dall’amore per la famiglia, per i quattro figli, per la moglie, per il padre Aldo e la madre Eva.

Bentornato nelle Marche Professor Vecchioni.
“E’ un po’ come tornare a casa. Sono legato a questa terra per tante ragioni affettive. Ero di casa a Montegiberto e poi a Montegiorgio mi piaceva seguire le corse dei cavalli all’ippodromo San Paolo. Le Marche non hanno la notorietà dell’Emilia Romagna, forse, ma hanno un bel mare e colline splendide. Mi piace la gente marchigiana che è riservata, umile, modesta, che ha grande rispetto per la vita e per le persone, che non millanta superiorità come accade in qualche altro luogo. Sono davvero felice di cantare a Porto Recanati, del resto amo la riviera e poi amo Recanati, Leopardi e poi Ancona, Macerata”.

Ma dove si nasconde la felicità di cui lei parla nel libro e che canta in questo tour?

“Lo spettacolo ha la stessa impronta del libro. La felicità c’è sempre, in ogni cosa, anche se spesso si nasconde, anche se viviamo dolori atroci. La felicità è nelle piccole cose, non nei successi o nelle vittorie, la felicità è fatta di piccoli episodi e non è vero che i ricchi sono più felici: bisogna essere persone normali per trovare la felicità, successi e premi danno soddisfazione ma la felicità è quella che si vive da persone normali. E’ il tempo verticale, che è il tempo dell’anima e del cuore, quello che dà la felicità, non quello orizzontale cioè quello che passa. Nel nostro cuore il tempo è fermo, siamo noi i padroni del tempo, non dobbiamo avere paura del futuro e non bisogna rimpiangere il passato”.

Sembra proprio che lei non voglia smettere di cantare. Quali sono le motivazioni e come vive in questo universo musicale che ha perso grandi punti di riferimento?

“A 73 anni provo ancora emozioni fortissime e vedo che la gente ai miei concerti si emoziona altrettanto. Questo mi rende felice. Certo mi mancano moltissimo De Andrè e Dalla, Jannacci e Gaber, una generazione di cantautori che non tornerà mai più. Rispetto la scelta di Guccini e Fossati di non cantare più in pubblico ma io ho ancora qualcosa da dire e da scrivere anche dopo 45 anni di musica”.

Da “prof” qual è secondo lei lo stato della scuola italiana?

“Disastroso perché in Italia la scuola non è adeguata ai tempi e non è finanziata adeguatamente. Gli insegnanti nelle altre nazioni europee sono considerati degli intellettuali, in Italia sono trattati alla stregua dei fattorini, con tutto il rispetto che nutro per i fattorini”.

All’arena Gigli di Porto Recanati cosa canterà?

“Abbiamo già fatto 15 tappe del tour e lo spettacolo funziona. Canterò tanto e non mancheranno di certo alcune canzoni che la gente apprezza particolarmente da Luci a San Siro a Chiamami ancora amore, da Sogna ragazzo sogna al ricordo di mia madre in Dimentica una cosa al giorno a Un lungo addio, dedicata a mia figlia Carolina”.






Questa è un'intervista pubblicata il 11-08-2016 alle 11:35 sul giornale del 12 agosto 2016 - 835 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, porto recanati, roberto vecchioni, gianluca fenucci, intervista

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aAaE