Vivere la Storia: Pasqualina Pezzola. 'Straordinario' il suo dono dell'umiltà

Vivere la Storia, Pasqualina Pezzola 5' di lettura 27/05/2015 - In una valle verdissima del Piceno, tra gli echi di un mare antico e i libecci predoni di belle vigne e di mentastri, nel dicembre 1908 venne alla luce una bambina. Era la domenica del 2 agosto, mese che i lunari popolari del Fermano fanno ricco di fiere paesane, del Palio dell’Assunta e della Contesa del Secchio. Ci piace immaginare le contrade dell’antica Cluana Luceria, operose e quiete, con le botteghe artigiane dei calzolai, dei bottai e degli impagliatori.

All’anagrafe del Comune fu iscritta come Costanza Porfiri, figlia di Sante Porfiri e di Assunta Pistilli, ma tutti i familiari la chiamarono da subito “Pasqualina” e tutto il mondo la conobbe con questo suo secondo nome di battesimo. Nessuno poteva lontanamente immaginare che da adulta avrebbe compiuto prodigi di conoscenza extrasensoriale e che, ancora oggi, disorientano e inquietano la scienza ufficiale. Un fenomeno di rilevanza eccezionale sotto il profilo scientifico, culturale, antropologico e sicuramente sociale, non esiste uomo che non ne abbia sentito parlare e, nell’arco di cinquant’anni, migliaia e migliaia sono state le persone che si sono rivolte alla sensitiva da ogni parte d’Italia e del mondo trovando risposte e conforto.

A più di cent’anni dalla nascita di Pasqualina, proviamo dunque a dipingere quei tempi con brevi schizzi.

La famiglia di Pasqualina abitava a Cascinare, frazione di Sant’Elpidio a Mare; I genitori, Sante Porfiri e Assunta Pistilli, abitavano in un grande casale di campagna di proprietà dell’Arcidiocesi di Fermo, in contrada Fratte. Sulla porta vi sono ancora oggi tre piccole croci di legno, inoltre di fianco (sul muro) sopravvive il vecchio contrassegno di porcellana con il bordo azzurro e il numero civico 189, sotto al quale vi è stampato con inchiostro nero il numero 4682, di un periodo successivo. La grande casa è sopravvissuta all’inclemenza del tempo e si possono osservare ancora oggi le cromature dei mattoni che variano dal nocciola chiaro al rossiccio. Dal matrimonio di Sante e Assunta nacquero otto figli, ben cinque femmine e tre maschi. La primogenita con il nome di Costanza e con il secondo nome di “Pasqualina” e, poi, Solferino, Maria, Rosa, Vincenzo, Nazzarena, Giuseppe ed Esterina. Pasqualina era una bambina vivacissima, molto affezionata al suo papà (come lei stessa più volte ha confidato in famiglia) ed il padre aveva un debole per lei. Frequentò la scuola rurale di Cascinare fino alla terza elementare, dal settembre del 1914 fino all’anno scolastico 1917. Gli anni scolastici coincidono con il periodo della Grande Guerra, la terribile catastrofe che si abbatté sull’Europa dal 1914 al 1918.

Il babbo di Pasqualina non vi partecipò in quanto, da fonti familiari, risulta che l’Arcidiocesi di Fermo aveva bisogno di manodopera per la coltivazione dei campi ed era stata chiesta apposita esenzione. La famiglia di Pasqualina inoltre uscì indenne dalla pandemia influenzale, ricordata come influenza spagnola, che contagiò un miliardo di persone nel mondo tra gli anni 1918-1919 con ventuno milioni di morti, seconda solo alla peste nera del XIV secolo. Da adulta Pasqualina narrava spesso della sua abilità di piccola rabdomante, diceva ai nipoti: “Ero molto contenta quando sentivo le bacchette che mi fremevano tra le mani e chiamavo il babbo indicandogli dove poteva trovare l’acqua”. Non sappiamo come e da chi Pasqualina abbia imparato a usare la bacchetta da rabdomante, forse dai pozzaroli che cercavano l’acqua in quelle contrade del Fermano e che la trovarono anche a pochi metri dal casale di campagna dei Porfiri. Aiutava la mamma Assunta nei lavori di casa, con lei preparava le file di pane e con le fascine accendeva il fuoco nel forno. Accudiva gli animali da cortile, cuciva ed era abilissima al telaio col quale si preparò il corredo.

Il 5 settembre 1927, all’età di 19 anni, Pasqualina si sposò con Luigi Pezzola con il rito del matrimonio canonico nella chiesa di Cascinare e si trasferì nella casa colonica dei Pezzola, vicinissima a quella paterna. Tra la casa dei Porfiri e quella dei Pezzola non distavano più di trecento metri in linea d’aria. Ebbe tre figli in cinque anni e nel maggio del 1934 Pasqualina e Luigi andarono a vivere a Porto San Giorgio, in borgo Giovanni Berta n. 85 dove vi rimasero fino all’11 maggio 1935. Successivamente andarono ad abitare a Civitanova Marche. La casa ed il terreno erano di proprietà di Luigi ed è qui che Pasqualina iniziò a pieno ritmo la sua attività di chiaroveggente. Il marito Luigi tardo' a tornare a casa. In famiglia sono preoccupati, più di tutti Pasqualina che s’assopisce con il cuore in pena e parte idealmente alla sua ricerca, si risveglia e dà la buona notizia. Da questo semplice fatto familiare inizia l’incredibile storia di Pasqualina. In seguito al manifestarsi della prima trance della moglie, Luigi si rivolse al Conte Lorenzo Mancini Spinucci e a sua sorella Giuseppina, medico nella clinica presso la facoltà di Medicina e di Chirurgia di Roma, diretta dal professor Frugoni. Voleva capire se tali fenomeni fossero legati ad una patologia psichiatrica o a qualcosa di mistico o divino.

La famiglia Pezzola era molto religiosa, ma profondamente razionale e lontana dalle credenze popolari di maghi e stregonerie. In particolare la Contessa Giuseppina, tra i fondatori dell’Associazione degli Studi Metapsichici con sede a Roma ed in contatto con altri studiosi francesi di quell’epoca, studiò questo fenomeno di parapsicologia.

Pasqualina Pezzola morì a 97 anni nel 1996.








Questo è un articolo pubblicato il 27-05-2015 alle 16:11 sul giornale del 28 maggio 2015 - 11061 letture

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