Residenze protette: comunità protette, sindaci e coordinatori d'ambito sociale contro la Regione

8' di lettura 08/08/2013 - Un documento congiunto di protesta e la minaccia di altre azioni, come la richiesta di sospensione della delibera della Giunta regionale, ma anche diffide legali e richieste di interventi all’autorità giudiziaria e alla magistratura contabile.

Sono sul piede di guerra i presidenti delle Comunità Montane dell’entroterra maceratese – Gianluca Chiappa per San Severino Marche, Sauro Scaficchia per Camerino e Giampiero Feliciotti per San Ginesio – che insieme al coordinatore degli Ambiti Territoriali e Sociali, Valerio Valeriani, a diversi sindaci – fra tutti quello di Camerino, Dario Conti, e quello di San Severino Marche, Cesare Martini –, ai rappresentanti di altre Amministrazioni locali ed ai gestori delle case di riposo, si sono ritrovati per studiare strategie d’attacco contro le decisioni assunte dal governo regionale in merito alle quote del servizio sanitario per le residenze protette.

“Stiamo superando la vergogna – è intervenuto il presidente della Comunità Montana di Camerino, Sauro Scaficchia – Qui sono in ballo problemi seri che sono i problemi del nostro territorio. E’ stata assunta una delibera che è un atto assolutamente non concertato. I cambiamenti ed i mutamenti, invece, dovrebbero essere discussi fra forze politiche, rappresentanti istituzionali e dei sindacati. Come sempre si vogliono far calare dall'alto decisioni che non hanno senso. Si tratta di decisioni che vengono estratte da un cassetto a caso: una volta riguardano il sociale, una volta la sanità, una volta i trasporti. Ogni giorno ne viene fuori una ed ogni giorno noi sindaci dobbiamo subirne una”.

Per la Comunità montana di San Ginesio il presidente Giampiero Feliciotti ha rimarcato: “Assistiamo ad un colpo di mano da parte della Regione che ha fatto tutto nel silenzio delle stanze senza ascoltare nessuno. Questo atto cancella tutti i buoni auspici degli ultimi quindici anni e controverte quello che a fatica avevano guadagnato i territori con le piccole strutture. Vedremo se quanto è stato scritto è stato scritto da un funzionario o dalla politica. Vogliamo capire se qui tentano di rientrare per i “buffi” di 90milioni fatti in Sardegna dall’Inrca. Se ci vogliono solo far creare strutture grandi a favore di soggetti che hanno solo il profit ed i guadagni in testa. La nostra protesta non è una protesta contro un cambiamento che non si vuole, per chissà quale ragione, qui è in gioco un cambiamento ideologico: tornano i vecchi manicomi”.
Il presidente della Comunità montana di San Severino Marche, Gianluca Chiappa, ha da parte sua sottolineato, invece, come l'effetto immediato della delibera lo stiano già vivendo, con le convenzioni in atto, i gestori dei posti di residenza protetta. “La parte economica è prioritaria al pari di altre situazioni. Erano stati promessi 33 euro di quota sanitaria e invece verranno elargiti 29 euro. Le strutture avranno un buco nei bilanci che i Comuni dovranno ripianare. E’ assurdo perchè le Amministrazoini locali non riescono a chiudere neanche i propri dibilanci. Si tratta di un colpo di mano, dietro tutto c'è sicuramente qualcosa visto che l'assessore regionale si è rifiutato addirittura di incontrare una delegazione di amministratori, sindaci e coordinatori d’ambito. La sanità sta espropriando i titolari delle case di riposo della gestione e della gestione dentro l'Ambito. Il riparto dei 256 posti nel nostro Ambito non è stato fatto con il bussolotto del Lotto. Abbiamo dato posti di residenza protetta anche a Pioraco e Ussita, realtà che altrimenti sarebbero state abbandonate. In questa tipologia di territorio i servizi vanno dati prossimi. Non stiamo a Civitanova dove per dare i servizi a tutti basta fare a piedi il corso qui, nell’entroterra, vanno fatti 7500 chilometri di strade disagiate, servite venti frazioni per ciascun Comune”.
Per dare voce ai sindaci all’incontro sono intervenuti il primo cittadino di San Severino Marche, Cesare Martini: “La partita è seria. Sta accadendo quello che è avvenuto con i trasporti. Si sono presentati cinque tecnici e non l'assessore che ci aveva convocato e ci hanno presentato la delibera che era stata già assunta, senza sentirci prima, senza consultarci in alcun modo. La Regione però dice che non ci abbandonerà e che sta valutando il fondo di solidarietà. Lo dice un tecnico, non l'assessore che non ha incontrato i sindaci”.

Per il primo cittadino di Camerino, Dario Conti: “Questa problematica riguarda un territorio vasto e disagiato con grossi problemi nel sociale. Questa delibera ultima, che fa seguito a quella del 2010 che diceva come doveva essere finanziato fra sociale e sanitario, taglia ogni speranza soprattutto ai piccoli centri, dove insistono piccole strutture di vitale importante per tanti anziani soli e bisognosi. Come sindaci abbiamo intenzione di chiedere al presidente Spacca, visto che la delibera non ha il cognome di un dirigente, di intervenire con una sospensiva in attesa della concertazione. Se questo non avverrà valuteremo ricorsi al Tar e ci muoveremo in altre direzioni. Ci stiamo chiedendo, infatti, se vi sia un danno sociale per il territorio visto che tale situazione crea un buco nei nostri bilanci. Non può sempre pagare il povero anziano che vive di pensione sociale. Adesso la Regione chiede ai Comuni, che non hanno neanche i soldi per sistemare le buche, di fare un ulteriore sforzo per ripianare la situazione. E’ assurdo”.

Da un punto di vista tecnico le novità introdotte dalla delibera della Giunta regionale le ha spiegate il coordinatore degli Ambiti Sociali delle tre Comunità montane, Valerio Valeriani: “Sono tre le questioni aperte che generano particolare allarme nel nostro territorio: il rischio di parziale rimborso delle prestazioni sanitarie erogate dalle residenze protette, il mancato rinnovo della convenzione integrativa Adi per le prestazioni sanitarie erogate agli ospiti che non rientrano nella convenzione residenze protette, le importanti modifiche, non concertate, introdotte dalla Dgr 1011 del 9 luglio che sembrano essere il primo atto di una radicale trasformazione del sistema socio-sanitario integrato, trasformandolo di fatto in un sostanziale rapporto di committenza tra Asur e soggetti erogatori, pubblici o privati.

La Regione con una delibera del 2010 aveva approvato il percorso di allineamento delle tariffe delle residenze protette per anziani per gli anni 2010-2013. Quella decisione, vale la pena sottolinearlo, è ancora in vigore. In tale delibera la stessa Giunta regionale aveva stabilito la quota del servizio sanitario per le residenze protette a fronte di un aumento progressivo dei minuti di assistenza da garantire ad ogni struttura: dai 63 minuti e da una quota sanitaria di 20,82 euro del 2010 nel 2013 si è passati ad una copertura completa dei 100 minuti di assistenza previsti dalla legge regionale 20/02, con un rimborso di quota sanitaria di 33 euro. Questa quota ora sembra non venga messa più a disposizione, scendendo a di 29 euro giornalieri a persona come nel 2012. Si viene così a creare nelle residenze protette dei nostri 3 Ambiti un “buco” di 560mila euro cui andrebbero aggiunti circa altri 150mila euro circa per l’Adi, l’assistenza domiciliare integrata.

A conti fatti il “buco” supererebbe i 700mila euro per l’anno 2013. Nel caso poi di una piena e letterale applicazione della delibera di Giunta regionale 1011/2013, delle 16 residenze protette che abbiamo nei nostri territori ben 12 avrebbero difficoltà a restare aperte. Ma a rischio sarebbero anche la Comunità socio educativa residenziale per disabili di Gabella di San Ginesio e la struttura riabilitativa residenziale per la cura di malati psichiatrici di Gagliole, che in regola con i precedenti standard, non avrebbero ora i requisiti per esistere. Infine, a conti fatti, non è vero che con questa delibera si applicano gli standard previsti dal Dpcm del 2001: dalla stessa si desume che i quattro Centri diurni per disabili gravi, invece di avere una quota di compartecipazione sanitaria del 70%, prenderebbero solo il 15-20% dei rimborsi.

Nelle nostre strutture residenziali ci sono quasi 400 gli utenti in convenzione: 139 San Ginesio e 256 fra Camerino e San Severino Marche. Se si aggiunge il rischio del mancato rinnovo della convenzione Adi , il buco prodotto non può che gravare sulle rette degli utenti, che già pagano anche per parte delle prestazioni sanitarie, e sui loro Comuni. Infine non vorremmo che l’annunciato fondo di compensazione aggiungesse al danno la beffa, togliendo risorse dal Fondo Unico Politiche Sociali, quindi dalle sempre più ridotte somme che vanno a tutti i comuni, per darle ai pochi soggetti che forti di specifico potere contrattuale hanno già goduto di particolari e ingiustificati privilegi”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-08-2013 alle 00:59 sul giornale del 08 agosto 2013 - 664 letture

In questo articolo si parla di politica, Comunità montana di San Severino

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