Recanati: Rinviata la mostra per il giorno del ricordo

Giorno del ricordo 4' di lettura 09/02/2012 - E stata rinviata a causa del maltempo la mostra -Il confine orientale, storia del confine tra la prima e la seconda guerra mondiale -, organizzata dall'amministrazione comunale per il giorno del ricordo. L'evento, che sarà posticipato alla fine del mese, vede la collaborazione dell'Istituto Storico dell'età contemporanea "Morbiducci di Macerata".

I documenti, che sono stati donati dall'Istituto Storico di Trieste, saranno oggetto di visita da parte delle scuole recanatesi presso la Sala degli Stemmi. Il Giorno del Ricordo, che si celebra il 10 febbraio in memoria delle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata, è stato istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004.

10 Febbraii, Giorno del Ricordo. Alla fine del mese di aprile del 1945 la guerra si stà esaurendo ovunque. Sembra tornare la pace e con essa la riconquistata libertà. Anche Trieste vive una vigilia densa di attese. Gli insorti hanno il controllo di buona parte della città. Lo stupore dei cittadini nasce quando, il 1° maggio, arrivano in città i partigiani jugoslavi, autoproclamatosi i "liberatori" di Trieste, che disconoscono i "Volontari della Libertà" e costringono i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità. Le milizie Jugoslave assumono i pieni poteri, emanano ordinanze sconcertanti per la illiberalità. Fanno uno smaccato uso dello slogan "Smrt Fazismu - Svoboda Narodu", "Morte al Fascismo - Libertà ai popoli", per giustificare la licenza di uccidere chi si suppone possa opporsi alle mire annessionistiche di Tito. Prelevano dalle case i cittadini, in media cento al giorno, pochi fascisti o collaborazionisti, ma molti Combattenti della Guerra di Liberazione. In città vige il terrore. Si scopre presto che i cittadini prelevati vanno a finire nelle foibe. Arresti indiscriminati e violenze d'ogni genere terrorizzano ed esasperano i Triestini. In città domina la violenza contro tutto ciò che è italiano. Centinaia e centinaia d'inermi cittadini, Guardie di Finanza e Funzionari civili, sono precipitati nelle foibe di Basovizza e Opicina. Legati con filo spinato, vengono collocati sull'orlo della foiba, poi uccisi con scariche di mitragliatrice e precipitati nel fondo. Il 9 giugno del 1945, con l’arrivo degli anglo-americani, il leader iugoslavo, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, fa arretrare le sue truppe”.

Queste parole, riprese dalle schede storiche della Lega Nazionale, associazione di difesa dell’italianità di Trieste e della Venezia Giulia, testimoniano come sia vivo il ricordo della triste vicenda delle Foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, a seguito delle atrocità commesse dal generale Tito alla fine della seconda guerra mondiale. Questo ricordo va mantenuto vivo, come ha evidenziato l’anno scorso il Presidente Napolitano, non perché rammentare significhi rievocare tristi vicende, con il rischio di fomentare nuove asperità ma, al contrario, perché il ricordo sia espressione di riconquistata verità e strumento per costruire una società diversa, non caratterizzata dal conflitto sociale e politico. Ricordare, poi, è anche un modo, con le parole di Napolitano, “per onorare il sacrificio di quanti caddero senza colpe per l’altrui violenza".

Costruire una società diversa significa immaginare una grande Europa, dove i cittadini dei vari Stati nazionali si sentano sempre più cittadini europei, con diritti e doveri chiari e sotto l’egida di una politica comune sovranazionale. In questa dimensione, peraltro in progressiva realizzazione, anche la Slovenia e la Croazia potranno trovare con l’Italia e gli altri paesi della UE una casa comune, nell’interesse dei popoli, facendo sì che le singole culture, appartenenze e tradizioni, possano costituire, nella dimensione superiore, una ricchezza comune e non elementi di divisione. Come nel caso dello sterminio nazi-fascista, anche per la persecuzione della popolazione dei territori dell’Istria e della Dalmazia, oggi diventa essenziale non restare ostaggi degli eventi laceranti del passato; al contrario, tutti insieme possiamo e dobbiamo essere in grado di costruire una prospettiva di proficua collaborazione sulle diverse sponde dell’Adriatico, come nel cuore dell’Europa. In questa dimensione, festeggiare il 150° anniversario dell’unità del nostro Paese diventa più funzionale alla realizzazione di un percorso comune di pace.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-02-2012 alle 19:28 sul giornale del 10 febbraio 2012 - 544 letture

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