Le ultime scoperte sull\'Antico Egitto

4' di lettura 24/12/2008 -

Quattro passi nella storia, con passione e la voglia di raccontare un lavoro straordinario. Zahi Hawass è stato ospite, per la quarta volta, insieme al conduttore e giornalista Roberto Giacobbo dell\'Archeoclub e del Lions Club, venerdì 19 dicembre, nel teatro Annibal Caro a Civitanova Alta.



Per chi non lo conoscesse, basta dire che il suo soprannome è il “faraone”, perchè ha letterlmente le chiavi dell\'Egitto, del suo cuore antico e del suo benessere moderno, legato all\'immagine ed al fascino straordinario che da sempre le piramidi esercitano sull\'umanità.


Zahi Hawass non è semplicemente un archeologo, che ha avuto il privilegio e l\'onore di fare scoperte straordinarie sulla storia dell\'antico Egitto. E\' anche un divulgatore, che appare di frequente in documentari dedicati al suo paese. In Italia, ha un legame speciale con Voyager, la trasmissione Rai dedicata ai misteri e alle leggende, ed in particolare a quello che chiama \"il dottor Giacob\", Roberto Giacobbo che in febbraio tornerà in Egitto, proprio per documentare le ultime scoperte del gruppo di lavoro dell\'archeologo. Ma non è solo questo. E\' anche un notevole comunicatore, che sa intrattenere e sedurre il pubblico.


“Sono qui con un amico – ha detto Roberto Giacobbo – che ho conosciuto 14 anni fa, quando ancora ero autore di Misteri, la trasmissione di Lorenza Foschini. Ogni volta che incontro Hawass è un\'emozione, l\'Egitto è una terra magica, un pezzo di storia che è dentro di noi. In tanti anni di Voyager, abbiamo trattato oltre 700 casi, compiuto 14 volte il giro della Terra, ma tutti mi chiedono più spesso dell\'Egitto”.



Proprio a Civitanova abita Elio Diomedi, autore di un\'interessante teoria, ritenuta verosimile da Hawass, che spiega come gli antichi egizi, abbiano trasportato i grandi blocchi per costruire le piramidi. Diomedi ha avuto l\'idea, osservando il sistema di attracco della attuali imbarcazioni. Per il civitanovese, i blocchi sono stati trasportati attraverso una sorta di ferrovia in mezzo al deserto, fatta da slitte e binari livellati.



E\' seguita la conferenza di Hawass, dettagliatissima, con una serie di diapositive straordinarie, che hanno mostrato al pubblico, le ultime scoperte, del gruppo di lavoro dell\'archeologo. “Spero di poter annunciare presto al mondo la scoperta, della tomba di Antonio e Cleopatra, di cui abbiamo individuato la zona”. A dare la prova, la testa di una statua della regina, vicino ad un tempio nella zona di Alessandria. Intensa l\'attività di scavo nella Valle dei Re, “di cui è stato scoperto solo il 30 per cento, mentre il 70 per cento è ancora sotto terra”.



Da poco avrebbe individuato la tomba di Nefertiti, moglie di Akenathon, di fronte a quella di Tutankhamon, anche se manca la certezza ufficiale, che sarà data dall\'esame del Dna e dall\'esame radiografico delle mummie. Attualmente è in corso uno studio sul Dna della famiglia di Tutankhamon, il faraone la cui tomba scoperta nel 1922 da Carter è noto per la famosa maledizione. “Non ci creso assolutamente – ha detto Hawass – anche se una volta mentre lo stavamo esaminando, la macchina radiografica si è fermata per un\'ora.” L\'archeologo ha scoperto che la maschera d\'oro era troppo stretta per la faccia del faraone, ucciso come dimostra il buco nel cranio. Nella Valle dei Re, ha individuato anche la tomba di Hatsepsut, una delle regine egiziane più famose, morta intorno ai 50 anni, di cancro e diabete, piuttosto in sovrappeso.


Un\'altra serie di diapositive ha mostrato come sotto la Sfinge, comunemente a quanto si crede, non sia sepolto nessun tesoro. Il prossimo esame del Dna, riguarderà Ramsete II, lo straordinario faraone che regnò per 67 anni, vivendo una vita lunghissima, ebbe un centinaio di figli e numerose mogli, tra cui la famosa Nefertari. Era più alto della media, e a migliaia di anni di distanza resta uno dei faraoni più famosi, anche grazie ai magnifici monumenti che fece costruire.


A 61 anni, la passione e l\'energia di Hawass sono più intense che mai. Ha raccontato anche la sua storia, di ragazzo ventenne che studiava legge, e si annoiava, così si mise a studiare archeologia. Alcuni dissapori con i colleghi del dipartimento lo avevano fatto allontanare, ma un giorno capitò sul luogo degli scavi di una tomba, una statuetta di donna gli venne tra le mani, iniziò ripulirla. La passione si risvegliò, dando inizio ad una carriera straordinaria. “Quella statuetta mi ha cambiato la vita”, ha raccontato con la voce vibrante, e gli occhi luminosi, pieni di passione, come quelli di quel ragazzo di vent\'anni che decise, per sua e nostra fortuna di cambiare strada, per raccontare al mondo, le meraviglie dell\'antico Egitto, che a tanti secoli di distanza, esercitano su di noi un fascino inesauribile.








Questo è un articolo pubblicato il 24-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 23 dicembre 2008 - 1434 letture

In questo articolo si parla di cultura, monia orazi