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Tra il libero scambio e la speculazione

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Non è il Tremonti pensiero a suggerirci qualcosa di importante per il futuro anche se è importante leggere e prendere coscienza che l\'umanità si è sempre dibattuta ora tra la paura ora nella speranza; ma direi che la paura e la speranza siano sempre convissute e costituiscano quel cocktail poco raccomandabile che da adito all\'insicurezza o, come una droga, a quei sottili meccanismi che generano  instabilità emotiva:  ora è l\'euforia a dettare le regole ora è l\'angoscia e la paura a determinare gli squilibri, ma sia nell\'uno e nell\'altro caso sempre di squilibrio organico si tratta.

La paura di un mondo globalizzato si unisce alla speranza nello stesso mondo per tutto ciò che possa influire sulle condizioni di vita di ognuno: di fronte a questo scenario ci si domanda quale possa essere la ricetta giusta per fare sì che l\'umanità posa governare le forti oscillazioni ed i tracolli economico-finanziari ed i sobbalzi che si determinano nella economia reale. E\' noto agli addetti ai lavori che il processo economico e finanziario in un sistema di libero scambio e di mercato è soggetto alle stesse regole del corpo e di una mente umana; a ben vedere entrambi rispondono agli stessi principi regolatori quasi che, come un fatto naturale, sia il buon governo del corpo e della mente come il buon governo della economia non possano prescindere da una stabilità armonica: tutto ciò che contrasta con un processo armonico dato fa si che si scateni una malattia o un sobbalzo economico e finanziario: come per il corpo e la mente umana sono dannosi gli eccessi e il sovraffaticamento così per i fatti umani, governati da un sistema economico e finanziario in un regime di libero scambio, è dannoso che siano in balia degli scuotimenti e delle forti oscillazioni.


I periodi di maggiore prosperità per i popoli e di maggiori sicurezze e quindi del prevalere delle speranze sul futuro , soprattutto per le classi più disagiate , si sono avuti quando ( pensiamo agli anni \'60 ) vi è stato, forse casualmente, una maggiore e più duratura e solida stabilità economico - finanziaria. Oggi , nel periodo della globalizzazione, dovremmo essere maggiormente governati, nell\'interesse di tutti, ricchi, poveri, produttori e consumatori, operai e datori di lavoro, da accordi e regole in grado di garantire quella stabilità progressiva e duratura sulla quale poter tutti creare certezze e quindi speranze concrete. Dalla stabilità hanno da guadagnare sia i paesi produttori di petrolio sia i paesi in via di sviluppo: anzi dobbiamo tutti sperare che questi ultimi possano avere almeno quel tanto per garantire la vita ed un minimo di benessere onde evitare fenomeni speculativi da un lato ed il tracollo mondiale da una ipotizzabile migrazione di massa.


La stabilità si giuoca certamente nel governo dei processi economico-finanziari ma ciò potrebbe significare di andare a curare i sintomi di una malattia senza andare alla radide delle cause che invece dobbiamo ricercare. La causa è soprattutto individuabile nella speculazione che fin quanda rimane relegata al settore immobiliare o al settore borsistico in senso lato il male c\'è e si vede ma si può curare più facilmente: ciò che è più difficile curare è invece la paradossale speculazione che ciclicamente si innesca sulle transazioni dei beni basilari del vivere del genere umano del nostro tempo come è il petrolio ed altri beni che dovessero costituire il termometro della stabilità economico e finanziaria e, indirettamente, della nostra stabilità di vita e familiare.


Oggi, così come lo è stato sempre nell\'ultimo secolo, è pericoloso non governare il prezzo del petrolio e l\' ONU che è il massimo organismo costituito per garantire la pace e la sicurezza internazionale , deve fissare a cadenza annuale un trend di massima oscillazione del prezzo imponendo a tutti i paesi aderenti all\'Organismo internazionale di decretare al loro interno la nullità delle transazioni che violassero un principio dato alla stessa stregua di altre nullità che sono già contemplate nei codici civili di ogni paese. L\'altro pericolo che oggi è relativamente governato ma che in ogni momento crea problemi finali sulla stessa stabilità dei prezzi ( oltre alla pesantezza del prelievo fiscale ) è l\'indice di cambio tra le più importanti valute: è notorio che le forti concentrazioni di capitali si spostano da un punto all\'altro del globo, non propriamente e sempre per creare supporto alla economia reale, ma solamente per giocare sui valori di cambio e ciò determina sempre degli squilibri che si riflettono sui processi economici, sulle economie reali e, indirettamente, come risultato finale, finiscono per sconquassare tutti e, soprattutto, anche i prezzi di prima necessità e le famiglie.


Anche in questo caso l\'ONU non dovrebbe far finta di non vedere e non sentire ma, attraverso la Bana Mondiale ed atri strumenti, dovrebbe stimare ogni anno il valore delle singole economie reali e da quì fissare le regole e la stabilità per un periodo dato dei valori di cambio. Ci troviamo in una società del libero scambio che da sempre è quella possibile e che più si avvicina a realizzare l\'armonia e quindi il benessere del genere umano e di ogni classe o nazione ma non possiamo essere così stolti, una volta che abbiamo capito il funzionamento del sano vivere, che ci facciamo irresponsabilmente sopraffare ciclicamente dalla speculazione più deleteria e dai conati del malcostume di politiche di dominio fini a se stesse : anche nella economia come nella mente umana ci deve essere un\'etica.


E pensare che soprattutto i meno abbienti ed i paesi più poveri nell\'immediato subiscono le peggiori conseguenze dalle oscillazioni provocate dalle speculazioni finanziarie. Libero scambio dovrebbe significare anche che nel mondo non dovrebbero esistere dei blocchi politicamente imposti così come è stato inventato dal regime comunista sovietico che ha creato danni sia a se stesso che nei paesi di libero scambio : il corpo umano e la mente umana non solamente hanno necessità di regolarsi ma anche quella di essere liberi di muoversi e di essere liberi mentalmente.



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Questo è un articolo pubblicato il 27-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 27 ottobre 2008 - 1030 letture