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Preferenza sì o preferenza no?

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elezioni voto urna
Sulla questione della preferenza in un sistema elettorale si contrappongono due \"linee di pensiero\": da un lato vi sono coloro che ritengono che il consentire ai cittadini di esprimere una o più preferenze costituisca una condizione essenziale per l\'esercizio della democrazia, dall\'altra, invece, ci sono coloro che ritengono, e sono i più , che la corsa alla preferenza sia un esercizio inutile se non dannoso che non facilita affatto il processo democratico di individuazione della rappresentanza parlamentare perché la storia ha sempre dimostrato che, anche con le preferenze, sono stati sempre eletti tutti coloro che erano in sintonia con le segreterie dei partiti o ne avevano in mano la gestione e il controllo .
Riassumendo le due posizioni, si può comodamente recitare quella regola matematica secondo cui , mutando l\'ordine degli addendi il prodotto non cambia se non nella misura in cui con il voto di preferenza si corre il pericolo di costituire ancora una volta il presupposto per una rappresentanza clientelare e mafiosa che, guarda caso, alletta di più ancora oggi i politici di professione ma senza professionalità democratica.


Ordunque entrambe le linee di pensiero ( si fa per dire .. ) sono rispettabili ed entrambe presentano ragioni solide ( ? !! ) e consistenti perché si debba aderire o all\'una o all\'altra linea.


Il dato da cui bisognerebbe prendere le mosse però è il risultato del referendum che anni fa, dopo anni di lotte e spintoni ha fatto si che da un sistema proporzionale con preferenze si fosse passati ad un sistema maggioritario senza preferenze. Per le elezioni al Parlamento Europeo è rimasto il sistema senza preferenze e lo si vorrebbe cambiare quantomeno riducendo la estensione territoriale dei collegi: tale ridimensionamento dei collegi forse è giusto.


Le ragioni che hanno scatenato la furia referendaria sono note e, per ricordarlo a quanti fanno finta di esserselo dimenticato, è bene che si tenga presente che i cittadini hanno voluto che si ponesse fine al voto di scambio, ai costi spropositati della propaganda elettorale per l\'esercizio della preferenza e, soprattutto, che si ponesse fine ad una democrazia clientelare e mafiosa fondata sulle segreterie di partito.


Il sistema delle preferenze ha consentito sempre, in passato, a coloro che avessero avuto l\'accortezza di avere il controllo delle segreterie dei partiti di occupare le istituzioni, di eleggere sempre le stesse persone, facendo si che si venisse a costituire una casta mafiosa e pericolosa che è stato poi difficile scardinare, se non dopo tanti anni di sacrifici ed anche al prezzo di processi giudiziari dalle conseguenze non sempre giuste come quando crolla il mondo addosso. Era un sistema stucchevole e senza regole che danneggiava il tessuto sano della società.


Un riequilibrio parziale e più igienico nel rapporto tra elettori ed eletti è stato raggiunto anche se è tanto il cammino che bisognerebbe ancora percorrere per migliorare quel rapporto; ma introdurre sic et simpliciter la preferenza sarebbe come fare un salto indietro e ritornare alle solite diavolerie dei partiti.


A mio giudizio è necessario trovare un punto di equilibrio che , come dirò, non sarà tanto gradito al politico di professione senza professionalità : preferenza si ..ma bisognerebbe anche aggiungere la regola che ad ogni candidato non dovrebbe essere consentito di svolgere propaganda di alcun genere, limitando la spesa elettorale a poco più di qualche manifesto o alla diffusione di qualche documento attinente al curriculum: bisognerebbe fissare delle regole di comportamento e, soprattutto, attraverso i regolamenti parlamentari, bisognerebbe varare un codice deontologico per quanti si candidino e rappresentino gli elettori : non è igienico e democratico che si alzino barricate e che la rappresentanza politica possa divenire una professione per assaltatori ; la democrazia si regge sul rispetto e sulla dialettica seria in spirito di amicizia e colleganza indipendentemente dai ruoli . Ma è tutto fiato sprecato; quanta strada dobbiamo percorrere per diventare un paese serio!


Bisognerebbe riformare i Partiti che, al pari delle Organizzazioni Sindacali , dovrebbero rendere trasparente la loro gestione, i loro contributi e dovrebbero pubblicare i loro bilanci, con quanto ne consegue in termini di responsabilità, al pari delle società riconosciute dal Codice Civile.


Il Partito deve essere solamente luogo di formazione e non di propaganda politica o elettorale e deve concorrere con le altre Organizzazioni sociali alla individuazione della rappresentanza politica nelle istituzioni facendo leva su quella che oggi viene definita ( udite ! udite ! ) la \"società civile \" .


Et de hoc satis !


elezioni voto urna

Questo è un articolo pubblicato il 17-10-2008 alle 01:01 sul giornale del 16 ottobre 2008 - 905 letture