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Nella provincia di Macerata il periodo marzo-maggio 2020 (295 iscrizioni) segna una variazione assoluta di -293 imprese pari a -49,8% rispetto a marzo-maggio 2019 (588 iscrizioni); a Fermo la variazione è di -233 imprese (402 iscrizioni nel 2019 e 169 nel 2020) con un -58%, mentre ad Ascoli Piceno è di -194 imprese iscritte pari a -54,2% (358 iscrizioni nel 2019 e 164 nel 2020).


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Ad oltre cinque mesi da quando siamo di fronte ad una emergenza sanitaria e, ce lo auguriamo, superata ora nelle sue fasi più critiche, per lo meno nel nostro Paese – afferma Giuseppe Mazzarella, Presidente di Confartigianato Imprese Marche – è giunto il momento di considerare ed “utilizzare” la discontinuità determinata dalla pandemia e dal forzato lockdown come “opportunità” per fare in modo che si segni davvero una interruzione, che si tracci definitivamente una “linea di non ritorno”, rispetto a quelli che sono i punti di debolezza emersi, sia a livello nazionale che regionale.






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“Sono ancora molte, troppe, le attività che ad oggi si vedono costrette a rimanere chiuse a causa dell’emergenza coronavirus e delle conseguenti disposizioni del Governo – afferma il Presidente territoriale Renzo Leonori (nella foto) - Disposizioni che a noi sono sembrate in molti casi frutto di decisioni frettolose e poco ponderate e che non sono andate per nulla incontro alle reali esigenze delle nostre imprese".


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“Secondo il Governatore Ceriscioli, sulla base della simulazione di oggi ci sono già le garanzie per la riapertura delle attività del settore benessere in tutta la regione già dal 18 maggio, o forse anche prima, ma per avere risposte ufficiali dovremo attendere ancora qualche giorno. Sarà determinante ai fini dell’emanazione del Decreto Regionale sulla riapertura il parere definitivo da parte dell’Asur, che si pronuncerà sull’esito della sperimentazione non prima di lunedì prossimo. Siamo comunque soddisfatti dei risultati ottenuti fino ad ora, che ci hanno portato ad essere apripista a livello nazionale su questa strada, una responsabilità che ci siamo voluti assumere per andare incontro alle esigenze della categoria e per contenere il fenomeno dell’abusivismo dilagante”.


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Niente uova, colombe e specialità di pasticceria artigiana sulle tavole pasquali. Ne vieta la vendita un’interpretazione governativa del Dpcm 11 marzo 2020 in materia di contenimento dell’emergenza Covid-19 in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività.