Potenza Picena: la toccante lettera d'addio al questore Pignataro di una cittadina

6' di lettura 20/11/2020 - A pochi giorni dalla partenza del Questore Antonio Pignataro che lascerà Macerata per assumere un nuovo incarico a Roma, numerosi sono gli attestati di stima da parte di cittadini che incontrando il Questore per strada lo salutano e lo ringraziano per l’opera svolta nella nostra provincia in questi anni di permanenza a Macerata.

Numerose sono anche le lettere scritte da cittadini per gli stessi motivi che giungono ogni giorno in Questura. Tra queste la lettera di una signora di Potenza Picena, particolarmente significativa, trascritta qui di seguito, che ripercorre tutte le varie tappe del servizio svolto dal Questore sin dal sua arrivo a Macerata:

Caro Dottor Pignataro,

questa è la lettera che non avrei mai voluto scriverle. La notizia della sua partenza per Roma è stata come un sasso lanciato in un lago le cui acque limpide, in questi giorni, sono rese nebulose da un microbo tanto insidioso quanto invisibile. No, non ci voleva anche questa notizia. Anche se, come sa, ho sempre pensato che un giorno sarebbe tornato a Roma: lei e la Capitale vi appartenete e credo che la “Città Eterna” La stia aspettando per renderle grandi soddisfazioni. Noi che invece la vediamo partire, dobbiamo volgere l’animo non a ciò che perdiamo ma a quello che abbiamo avuto e salutarla con le parole più giuste ed adeguate al “Grande Lavoro” che ha svolto per la nostra Comunità. Mi perdoni però signor Questore se invece che le parole fra queste righe parleranno di più le emozioni. Quando lei fu chiamato in soccorso della mia città ferita, scioccata, umiliata, il compito assegnatole era davvero difficile se non quasi impossibile. Riportare legalità, giustizia, verità, fiducia e pace, in una frase: riportare, ripristinare l’ordine pubblico. “Non c’è vita privata se non protetta da ordine pubblico”. Questo non lo dico io, ma Papa Francesco nella sua ultima Enciclica (pag. 128-164) aggiungendo che: “La verità è compagna inseparabile della giustizia e della misericordia tutte e tre unite sono essenziali per la Pace”. Ecco lei ed i suoi uomini ci avete riportato la pace. Nessun grazie sarà mai all’altezza.

Lasci allora che almeno ricordi qui certi momenti memorabili come quando insieme al Prefetto Rolli, grande donna delle istituzioni, siete entrati all’Hotel House. Voi i primi. Mai nessun alto vertice istituzionale l’aveva fatto e quella vostra presenza così autorevole non solo ha rafforzato principi e diritti ma ha anche accordato fiducia ad un complicatissimo microcosmo travagliato. E che dire della terra bruciata fatti agli spacciatori ovunque e dovunque, fino a raggiungerli anche lontano dalla provincia quando ormai si credevano al sicuro. Implacabile la sua, nostra battaglia alle droghe di qualsiasi tipo, senza “se” e senza “ma” suggellata dalla commozione dei ragazzi di San Patrignano che ringraziandola la incitavano a perseverare. Perseverare, sì, è una parola che Le appartiene molto. Come diceva Salvatore Natali in un bel libro: “aver coraggio è eroico ma circoscritto all’attimo, momento periodo. Il perseverare invece è un agire faticoso e quotidiano dentro e contro le difficoltà che va oltre i destini individuali e riguarda le sorti comuni: in questi casi persevera non tanto chi crede nel realizzarsi delle speranze, ma chi crede nell’obbligo morale di operare per esse perché giuste”. E giusta è la lotta alla droga “Mai light”. E’ per questo che Lei è stato sempre supportato dalle famiglie e dalla popolazione ancor prima che dalla Cassazione. Ricordo ancora il fragoroso applauso che le venne riservato a pochi mesi dal suo arrivo, una sera, nel teatro Don Bosco durante un incontro letterario. Ad un certo punto il relatore la nominò in riferimento alla lotta senza quartiere allo spaccio e dal pubblico partì spontaneamente un applauso lunghissimo e scrosciante. E lei… manco c’era! Davvero innumerevoli sono state le operazioni antidroga, incessanti e pervasive come l’attenzione continua a sale giochi, rivendite di alcolici e sale da ballo.

Epocale è stata la sua determinazione nel far rispettare regole e comportamenti all’interno dei “santuari” della movida mai toccati in passato e mal abituati ad autonomie inviolate. Ma sono le piccole immagini quelle che più custodiremo con gelosia: la sua mano sulla spalla del giovane barista che aveva disarmato a mani nude un pazzo che stava accoltellando la sua donna. Oppure il sorriso orgoglioso della gracile signora che aveva reagito con forza ad un tentativo di scippo e seppur trascinata, non aveva mollato la presa. Lei era andato a omaggiarla e l’aveva resa così felice. Per non parlare dell’immagine di lei travolto da un’ondata di piccoli scolari. Una bambina vi aveva dedicato un disegno struggente dopo il folle gesto di Trieste e lei era andato a ringraziarla personalmente. Vederla chino a cercare gli occhi di quella bambina è un ritratto che racconta molto della sua persona, mossa a cercare lo sguardo dei più giovani specie se fragili ed indifesi.

E da ultimo, ma non ultimo, l’abbraccio fiero scambiato con i suoi uomini, mai ringraziati abbastanza dalla cittadinanza. Sapevano che Lei c’era: un punto fermo, una porta aperta ed una soluzione certa. Ecco cosa è stato per i suoi collaboratori e per tutta la comunità. Ci mancherà. Comunque andrà, ci mancherà.

Personalmente le sono debitrice di una delle rmozioni più intense che abbia vissuto: grazie a Lei Signor Questore ho potuto stringere la mano ai combattenti sopravvissuti a quella terribile stagione di lotta alla mafia che così tanto segnò o meglio impressionò gli animi degli italiani, specie i più giovani. E’ stato un dono inestimabile e senza eguali. Ancora oggi ho un nodo in gola se ripenso alla composta commozione del dottor

Pellegrino, alla solenne partecipazione del Tenente Colonnello Honorati alla “impressionante presenza” del dott. Accordino, il “Colapesce” della poesia che gli ho dedicato.

Lei se ne va signor Questore, ma con noi restano i suoi ricordi più cari: gli anfiteatri, i parchi, le piazze dedicate ai Suoi amici caduti sul campo ma sempre Vivi con il loro Esempio. E’ stato un grande onore averla incontrata, aver potuto incrociare gli occhi di grandi servitori dello Stato. Sguardi indimenticabili, profondi come le radici del bene, colmi di storie di vita. Occhi velati dal ricordo di Chi è mancato ed ancora manca ogni giorno ad ogni passo del Vostro cammino. Questo è il sigillo che vi distingue e vi rende unici, incomparabili, inestimabili!

Grazie.

Simonetta Zallocco e famiglia

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-11-2020 alle 14:07 sul giornale del 21 novembre 2020 - 1501 letture

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