La rabbia della gente riempie piazza XX Settembre: "Il sindaco disapplichi il dpcm"

7' di lettura 27/10/2020 - Un grido di rabbia, di dolore, di paura. E un no netto al dpcm firmato domenica scorsa che rischia di mettere in ginocchio un paese intero. Anche Civitanova è scesa in piazza, erano circa un migliaio, mascherine al volto ma non proprio distanziati, per mandare un messaggio chiaro al Governo: le misure restrittive per combattere il coronavirus rischiano di strozzare decine di categorie e mandare sul lastrico migliaia di persone.

Nel cuore della città c’erano tutti e non solo civitanovesi: ristoratori, proprietari di bar e locali, società sportive, operai, lavoratori dello spettacolo, partite Iva. Tutti uniti per far sentire la propria voce, che confluirà in un gruppo che si chiamerà “E Adesso Basta – Marche”. Niente politica, come promesso in sede di presentazione della manifestazione, almeno sotto il profilo dei vessilli: l’unico a sventolare, al fianco delle bandiere italiane, è stato quello dell’Udicon (Unione per la difesa dei consumatori). Ma tra la gente c’era gran parte del centrodestra locale, con in prima fila il neo deputato leghista Mauro Lucentini e la sua collega di partito Maika Gabellieri oltre a tutta la giunta comunale, dal sindaco Fabrizio Ciarapica in giù, oltre a gruppi riconducibili all’area della destra più estrema. Proprio per il sindaco è stato il messaggio più forte arrivato dagli organizzatori della serata: è partita una raccolta firme per chiedere a tutte le istituzioni, partendo dal Comune, di disapplicare il dpcm in autotutela, consentendo così ad attività e associazioni di tornare ad operare negli orari e con le modalità pre-decreto.

«Siamo qui oggi per cercare di dare sostegno a tutti i comparti colpiti duramente dal decreto – ha tuonato Beatrice Marinelli, una delle guide della protesta, già attiva anche nel comitato Pro ospedali pubblici delle Marche e impiegata a partita Iva in un esercizio commerciale civitanovese – l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, lo dice la Costituzione, e se anche una sola delle nostre famiglie non ha più questo diritto tutta la comunità si dovrebbe stringere intorno a quella famiglia. In questo caso sono tante, tutto il tessuto economico e sociale sta soffrendo e sta impoverendo tutto il Paese. Ci dobbiamo legalmente e civilmente opporre a tutto questo, per riaffermare il nostro diritto a lavorare. Ci sono stati mesi di tempo per organizzarsi, le attività lo hanno fatto, sostenendo spese e investimenti per mettersi a norma e ora si trovano a dover chiudere lo stesso. Non è giusto. Siamo contenti ci sia il sindaco e a lui chiediamo di disapplicare il dpcm, come altri suoi colleghi stanno facendo. C’è già chi sta ricorrendo al Tar, ci sono delibere di giunta contrarie».

Ognuno ha provato a far sentire la propria voce a suo modo. I ristoratori e albergatori di Potenza Picena hanno fatto circolare un manifesto funebre con su scritto “Oggi muore la mia attività”. Alcune società di calcio e nuoto hanno esposto lo striscione “Lo sport è salute”. Tutto sotto lo sguardo delle forze dell’ordine, che hanno vigilato sulla piazza senza necessità di dover intervenire. Uno dopo l’altro in tanti hanno voluto dire la propria, raccontare la propria esperienza. «Gli spettacoli sono fermi da sei mesi e non riceviamo nessun sussidio perché lavoriamo a contratti anche giornalieri – ha spiegato Paolo Balducci, tecnico dello spettacolo – molti non si rendono conto di tutto quanto c’è intorno al nostro mondo, che è stato castrato da questo governo. Tutti hanno fatto i salti mortali per mettersi a norma. Reinventarsi per una persona come me, di 64 anni, sarebbe impossibile. Spero cambino le cose, per me e per tutti noi».

In prima fila anche Aldo Ascani, il re della movida civitanovese, e tanti altri operatori non solo del mondo della ristorazione ma anche semplici cittadini sull’orlo di una crisi economica e di nervi. «Come titolare di un locale, ho dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione ma ancora aspettiamo quella di maggio – ha aggiunto Manola Fontana, che a Morrovalle gestisce il ristorante Apollo 8 e la scuola di danza Gia.Man Dance – aspettiamo che le famiglie muoiono di fame? È praticamente impossibile far lavorare i dipendenti se siamo costretti a chiudere a cena. E c’è persino chi ha avuto la faccia di dirmi che almeno a pranzo ci sono i lavoratori che possono venire a mangiare. Non c’è una logica in tutto questo, abbiamo capito il lockdown, abbiamo tenuto duro. Per cui o si chiude tutto o si apre tutto, non possono esserci via di mezzo. E ora invece parlo come rappresentante di una società sportiva. Stanno uccidendo lo sport. Allora spegniamo la tv e non guardiamo più la Serie A di calcio, non può essere che conti solo quella. Dal 25 maggio abbiamo sanificato tutto e rispettato le regole. Smettiamo di pagare le tasse, ma tutti. Vediamo se continuano a fare così».

Anche i balneari si sono schierati al fianco delle altre categorie, con la presidente provinciale Mara Petrelli a farsene portavoce: «Questo governo è ora che vada a casa e lo faccia alla svelta – si è schierata così la leader dei balneari maceratesi – stanno mettendo a dura prova la nostra tenuta anche mentale e fisica, siamo stufi di tutto questo. Ci hanno promesso di tutto e non ci hanno dato niente».

Ciarapica ha seguito con attenzione senza prendere la parola al microfono, ma ha affidato a Facebook le sue riflessioni. «Come amministrazione, l'ho già annunciato e lo confermo, cercheremo di mettere in atto ulteriori forme concrete di sostegno per famiglie ed imprese e personalmente mi impegno ad essere portavoce delle legittime rivendicazioni delle categorie più colpite nelle sedi istituzionali – scrive Ciarapica – già nel pomeriggio al Comitato Provinciale per l'ordine e la Sicurezza Pubblica ho rappresentato al Prefetto le problematiche che stanno vivendo alcuni comparti a causa del covid chiedendo di portarle sul tavolo regionale e governativo affinché vengano trovate soluzioni che possano al contempo garantire contenimento del virus e il sacrosanto diritto al lavoro. Siamo perfettamente consapevoli che stiamo vivendo la più terribile emergenza sanitaria e sociale del dopoguerra, e che in questo momento non è facile tenere un equilibrio tra la grave crisi sanitaria e l’emergenza socio economica. Comprendiamo però le ragioni di chi sta vivendo una situazione pesantissima sul fronte lavorativo, vedendo tra l'altro vanificati gli sforzi messi in campo per garantire la prosecuzione in sicurezza delle attività».

La protesta, però, non si esaurirà con l’evento odierno. Venerdì è già in programma una nuova iniziativa, promossa stavolta dalle palestre e da alcune società sportive cittadine, di nuovo in piazza XX settembre, alle ore 19. La tensione si sta alzando pericolosamente.

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Questo è un articolo pubblicato il 27-10-2020 alle 20:43 sul giornale del 28 ottobre 2020 - 3317 letture

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