Fermo: Fermo, piscina comunale chiusa. Cicconi: «Tutto quello che potevamo fare lo abbiamo fatto»

4' di lettura 26/10/2020 - Luci spente, corsie via. Ricoperta da un telo, dall’alto della tribuna, la grande vasca della piscina comunale di Fermo somiglia a una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Le ultime bracciate, l’ultima boccata di cloro, ieri mattina. Da oggi non si nuota più. Quel telo sarà consentito rimuoverlo tra un mese quando, il 24 novembre prossimo, il nuovo dpcm cesserà di avere efficacia.

«Non ce lo spieghiamo, ma questo è» dice Marco Cicconi, il responsabile dell’impianto gestito dalla Virtus Buonconvento.

Tre tappetti all’ingresso, rilevazione della temperatura, la segnaletica a terra, cartelloni appesi con ogni indicazione, dispenser per gel igienizzante appesi ovunque.

«Tutto quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. Anche dopo l’uscita della nuova normativa, la settimana scorsa, seppur la differenza non fosse molta, ci siamo riadeguati» spiega. E indica degli adesivi attaccati agli armadietti degli spogliatoi, una loro invenzione: una S (sanificato) che, dopo l’utilizzo, l’utente avrebbe staccato e il personale, dopo la pulizia, riattaccato nuovo.

Dal 3 giugno, giorno della riapertura, fino al nuovo stop, la piscina di Fermo non ha registrato nessun caso di contagio, e del resto - come precisa anche Marco - se un positivo vi fosse stato, una chiusura della struttura sarebbe stata loro imposta, per la sanificazione.

In vasca grande potevano nuotare in 56, 7 per corsia. In quella piccola potevano stare 6 bambini, anziché 14. Il problema più grande ero lo spogliatoio ma, tra nuoto libero su prenotazione, corsi e attività agonistica a orari sfalsati, controllori e sanificazioni, distanziamento tra docce e postazioni asciugacapelli, tutto filava liscio.

«Mi auguro che questo sacrificio serva a qualcosa, ma la certezza non ce l’ho» dice Marco.

Un luogo tanto malsano, la piscina, non doveva nemmeno esserlo. «Da qualche tempo è stata installata una lampada uv: serve per abbattere virus e batteri», e senza voler passare avanti a virologi, scienziati e governanti, spiega: «evaporando l’acqua, evaporano anche le sostanze per il suo trattamento, tra cui il cloro, quindi, in maniera empirica, questo dovrebbe essere un ambiente più sano e sicuro di altri».

Ci si adegua, ma i problemi sono notevoli, «considerando solo la struttura di Fermo, una delle 16 gestite dalla Virtus, circa trenta dipendenti da oggi sono a casa».

«Le entrate sono state minori, in più eravamo ripartiti con la restituzione dei voucher a coloro che avevano già pagato. A questo si aggiunge una piscina rimessa quasi a nuovo, e quindi spese. Ci sono i mutui, un’altra chiusura ci mette in difficoltà».

Il finanziamento di 35.000 euro la Virtus lo ha preso ma è servito a pagare i dipendenti e non sono soldi a fondo perduto, spiega il gestore che, pur mettendocela tutta, alla parola riapertura fa seguire un bel punto interrogativo. Qualcosa, secondo lui, dal governo doveva essere fatto prima, nei mesi passati. Rammarico sì, ma c’è anche riconoscenza verso chi, invece, quel poco che poteva fare lo ha fatto, ossia Regione e Comune.

La ratio di questa chiusura forzata Cicconi e il suo staff faticano a trovarla; nulla, di fatto, attesta che qui dentro, contrarre il virus, sia più probabile che altrove. «Non so in base a cosa hanno preso questa decisione - dice. L’attività sportiva è importante, fa parte della mia vita, è il mio lavoro da 30 anni ed è il lavoro di tutti i dipendenti. Fanno pagare a noi, con enormi sacrifici, gli errori che sono stati fatti prima da altri».

Vicino al bordo vasca è riposto un attrezzo particolare. Un sollevatore, spiega Marco. Grazie ad esso, in acqua, possono entrare tutti, nessuno escluso. C’è chi in acqua fa riabilitazione. Ci sono ragazzi con disabilità intellettivo-relazionale che qui svolgono sia attività agonistica che promozionale; poi c’è chi, affetto da autismo o sindrome di down, nell’acqua ritrova se stesso per un po’.

Chissà se per loro, oggi e nei giorni a seguire, una vasca stile libero non fosse stato l'"essenziale". Ma tant'è.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2020 alle 07:40 sul giornale del 27 ottobre 2020 - 212 letture

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