Le sfide di Roberto Mancini

Roberto Mancini 5' di lettura 10/07/2020 - Dopo la sorprendente eliminazione dai mondiali del 2018 in Russia per mano della Svezia, la nazionale italiana di calcio aveva assolutamente bisogno di una scossa. Ed è per questo che la FIGC ha voluto rivolgersi a uno specialista, a un tecnico scafato e sapiente che potesse riuscire a dare una svolta alla drammatica situazione nella quale si era invischiata la nazionale.

Scegliere lo jesino Roberto Mancini è stato dunque quasi obbligatorio, visto che l'ex allenatore di Inter e Manchester City, tra le varie squadre che ha diretto, era libero e pronto alla sfida. Un uomo esperto del calcio italiano era quello che serviva all'Italia che aveva bisogno di ripartire e, in effetti, lo ha fatto. A dimostrazione del suo grande lavoro c'è sicuramente il record di vittorie consecutive con gli azzurri, qualcosa che apparteneva al grande Vittorio Pozzo, capace di conquistarlo negli anni '30 del precedente secolo. La sfida dell'Europeo 2021, il primo di sempre giocato in quasi tutto il continente, è senza dubbio la più importante del Mancio.

Un calciatore ribelle

Cresciuto in una regione dove lo sport preponderante è il volley, Mancini è stato un predestinato a livello calcistico, dimostrando fin da adolescente di essere dotato di un talento assoluto con la palla tra i piedi. Prima al Bologna e poi alla Sampdoria, squadra con la quale vinse uno storico Scudetto nella stagione 1990-91, il fantasista jesino si sarebbe fatto pian piano spazio nel novero dei grandi giocatori italiani degli anni '90 insieme a Roberto Baggio, Gianfranco Zola e Alessandro Del Piero. La sua carriera fu quasi quella di un divo del cinema all'italiana, sempre con qualcosa da dire e contro i poteri forti, come dimostra il fatto che non abbia mai giocato in una squadra tra Juventus, Milan e Inter. Approdato poi alla Lazio targata Cirio nella seconda parte della sua carriera, il Mancio sarebbe stato tra i protagonisti della vittoria di un agonico Scudetto nella stagione 1999-2000, quando i biancocelesti superarono la Juve nell'ultima giornata, complice la sconfitta dei bianconeri a Perugia in un match condizionato da un forte acquazzone. La sua etichetta di calciatore ribelle e spesso in disaccordo con allenatori e dirigenti gli valse una serie di convocazioni in nazionale. Non a caso in azzurro visse solamente un mondiale, quello del 1990, nel quale però non scese mai in campo proprio per una serie di diverbi con l'allora tecnico Azeglio Vicini. Tuttavia, una volta ritiratosi, sarebbe diventato egli stesso allenatore.

I trionfi con Inter e City

Dopo aver iniziato molto presto con la Fiorentina ed essere in seguito approdato alla Lazio, dove aveva iniziato da secondo del suo ex tecnico Sven-Göran Eriksson, il Mancio avrebbe fatto storia con l'Inter. Arrivato in nerazzurro nell'estate del 2004, l'ex numero 10 avrebbe da subito imposto la sua sapienza tattica, riuscendo ad arrivare terzo in campionato e a conquistare una Coppa Italia che mancava ad Appiano Gentile da 23 anni. Quella stagione sarebbe stata il preambolo di una gloriosa epoca per l'Inter, la società che avrebbe tratto vantaggio dalla bufera di Calciopoli che spazzò la Juventus in Serie B e aprì la strada a una serie di trionfi in Italia. Tuttavia, la mancanza di vittorie in Europa, soprattutto in una Champions League che era diventata l'ossessione del presidente Massimo Moratti, portarono l'Inter e Mancini alla separazione, il che spinse il tecnico jesino a cercare lavoro altrove. Una delle più grandi soddisfazioni per Mancini sarebbe stata la vittoria del titolo di Barclays Premier League 2011-12 con il Manchester City, una delle squadre favorite attualmente alla conquista della Champions League secondo le scommesse calcio con una quota di 4 il 9 luglio. In quell'occasione, con Mario Balotelli e Sergio Agüero in attacco, l'ex allenatore dell'Inter fece la storia della Premier con un titolo importantissimo per quella che fino a quel momento era stata sempre la seconda squadra di Manchester.

La sfida dell'Europeo

Sei anni dopo quello storico trionfo, e in seguito all'eliminazione dell'Italia nel playoff contro la Svezia per i mondiali 2018, Mancini è stato visto come il grande salvatore della patria. La sua seconda esperienza all'Inter, rivelatasi nettamente peggiore della prima per una serie di motivi, non aveva influito negativamente sulla scelta della federcalcio, che puntò fortemente su di lui. E in effetti i risultati hanno dato ragione alla FIGC, la quale aveva fatto leva sulla voglia di ripresa del Mancio e sulla sua abilità innata nella gestione del gruppo. La sua esperienza da calciatore e da tecnico, ottenuta dopo una serie di stagioni in diverse realtà piuttosto esigenti, hanno fatto dello jesino un uomo solido e pieno di principi, ossia una guida perfetta per un gruppo fatta sia da veterani sia da giovani speranze. E la sfida del prossimo europeo sembra essere fatta su misura per lui.

Dal campo di calcio alla panchina, il marchigiano è uno degli uomini di calcio italiani più risoluti degli ultimi quarant'anni e continua a dimostrarlo.






Questo è un articolo pubblicato il 10-07-2020 alle 13:10 sul giornale del 10 luglio 2020 - 16 letture

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