Prontuario di Ecosofia: la parola agli autori

6' di lettura 25/06/2020 - Abbiamo incontrato Gianluca De Fazio, Paulo F. Lévano e la senigalliese Irene Sorrentino: sono i giovani autori del libro ‘’Prontuario di Ecosofia, Bibliografie metastabili’’. De Fazio e Lévano hanno fondato ‘’ubi minor’’, laboratorio di didattica e ricerca in Ecosofia. Attualmente il gruppo organizza il seminario curriculare presso il dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna, coordinato dalla cattedra di Filosofia della Storia; collabora anche con i centri di ricerca della stessa Università ''Officine Filosofiche'', C.U.B.E. e con la piattaforma cross-mediale di storia della scienza Deckard. Irene Sorrentino invece è studentessa in Scienze Filosofiche, anche lei presso l’Università di Bologna e membro del gruppo di ricerca attivo nella stessa: ‘’Dalla Ridda: Percorsi in superficie’’.

Vivere Senigallia: Che cos’è l’ecosofia?

Autori: Detta in maniera sintetica, l'ecosofia è una riflessione filosofica a proposito della questione ambientale e degli schemi interpretativi ad essa relativi. L’idea alla base rimanda a ciò che comunemente conosciamo come ecologia. Possiamo anche parlare di ecologia filosofica, ma occorre tuttavia precisare che la scelta della dicitura richiama due autori in particolare: il termine viene coniato dal filosofo e alpinista norvegese Arne Naess e viene ripreso, verso la fine degli anni Ottanta dallo psicanalista e intellettuale francese Félix Guattari. Entrambi questi pensatori, al tempo, hanno messo in evidenza i modi in cui la condotta ecosofica sarebbe da portare avanti, cioè, problematizzando simmetricamente i rapporti pensiero-azione e parte-tutto, all’insegna di un’ecosofia come filosofia della relazione. Rilanciando questa idea, oggi potremmo dire che l’ecosofia si presenta come un metodo di lavoro per affrontare le questioni ecologiche che il nostro tempo si trova di fronte, pensando l’ecologia al di là del dualismo natura-cultura tipico di alcuni modi di pensare del senso comune.

Vivere Senigallia: Com’è nato questo libro?

Autori: Il libro come oggetto fisico è nato dalla necessità di compendiare la grande quantità di materiale che si è accumulato in questi quattro anni di laboratorio didattico presso il dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna. In questo senso, il libro risponde in prima battuta alla necessità didattica di agevolare il numero sempre crescente di studenti che partecipano al seminario. Ma c'è anche una necessità che potremmo definire “sentimentale”: con la stesura di questo libro vorremmo fornire anche un criterio di organizzazione di tutto questo materiale accumulato, un criterio che rispecchi l’ampia eterogeneità dei partecipanti, tanto dei relatori quanto degli studenti. Gli studiosi e gli studenti con cui ci siamo interfacciati in questi anni provengono da ambiti di studi molto variegati e nella stesura del libro si è trattato del tentativo di ricombinare tutto quello che abbiamo discusso per restituirlo non secondo il paradigma dell'inter-disciplinarietà, ma secondo quello della transdisciplinarietà, ossia seguendo l’idea di una integrazione e commistione delle competenze. Una pratica evidente nella scelta dell’autore collettivo di questo stesso libro. In questa prospettiva, a mettere insieme i ricercatori non devono essere le affinità elettive delle proprie specializzazioni, ma la comune necessità di condividere incertezze, preoccupazioni, urgenze e obiettivi.

Vivere Senigallia: Perché ne suggerireste la lettura?

Autori: È chiaro che una risposta univoca è impossibile. Ci sono, a nostro avviso, tanti motivi per cui potrebbe essere interessante leggerlo. Innanzitutto, è un deciso invito a conoscere l’iniziativa che stiamo portando avanti sotto il nome di “ubi minor’’, per cui bisognerebbe ammettere che si tratta di un suggerimento di lettura molto focalizzato. Ma con uno sguardo un po' più ampio si potrebbe affermare che nel prontuario è contenuta una maniera auspicabilmente contagiosa di studiare filosofia, una maniera attenta più agli aspetti di lavoro in corso, tipico del lavoro di ricerca, che non agli aspetti di semplice travasamento di conoscenza attraverso degli imbuti, come spesso l'opinione pubblica si attende dai ricercatori e dagli scienziati. Inoltre, è anche un piccolo assaggio dell’attuale panorama di ricerca in ambito ecologico che, come inizia anche ad emergere nel dibattito meno specialistico, non coinvolge solo la scienza naturale, ma anche altri campi del sapere come, appunto, la filosofia, l’antropologia, l’economia. Senza dimenticare che nella questione ecologica entrano anche la musica, la letteratura e, soprattutto, quelli che Guattari chiamava gli arcani del quotidiano.

Vivere Senigallia: Se vi chiedessi un esempio pratico di metastabilità?

Autori: Anche qui la questione è delicata. Per iniziare, qualunque equilibrio apparente e duraturo in un sistema, che potrebbe o non potrebbe transizionare a uno stato di equilibrio più stabile, è un esempio di metastabilità. In seconda battuta, metastabile è un qualsiasi sistema (principalmente fisico e chimico, ma l’idea è estendibile anche ai sistemi psichici e sociali…) capace di “mantenere” forme stabili anche in casi di forte perturbazione. L’idea alla base del nostro uso di questo concetto è di emanciparlo dall'immaginario chemio-fisico, connettendolo a nuovi immaginari. Chi protesta per questo tipo di mossa teorica ha deciso di far propria la promessa dell’inter-disciplinarietà, relegando alla specializzazione l’uso esclusivo di concetti, dimenticando che i saperi nascono e crescono solo attraverso spazi di contaminazione e di confronto. È questa dimensione “aperta” e “dialogica” a distinguere uno scienziato da un moderno “oracolo”: la sperimentazione e la ricerca contro l'ipse dixit dell'esperto. Contro l’ideale oscurantista della figura dell’esperto, la metastabilità promuove un’immagine cooperativa della conoscenza, che vede impegnati vari campi della ricerca e mai uno solo per volta, offrendo politicamente una risposta al monolinguaggio dell’expertise.

Vivere Senigallia: Avete altri progetti per il futuro?

Autori: Il progetto ubi minor era nato un po’ per caso, un po’ per gioco. Poi è diventato qualcosa al quale ci siamo affezionati e cerchiamo quotidianamente di curarlo - come si cura un orto - , ad esempio. E in questo senso ‘’ubi minor’’ è già nel futuro, soprattutto se si considera che l'ultima edizione del seminario ci ha rivelato una serie di fotogrammi che sono ancora tutti da montare all'interno di questa storia. Insomma, il progetto è quello di proseguire su questo percorso che ci ha visti impegnati negli ultimi anni, cercando di creare spazi di lavoro per studenti, ricercatori e appassionati che non si accontentino di un semplice approccio ‘top-down’ della conoscenza. Seguiteci sul blog ‘’ubiminorblog.wordpress.com’’ per saperne di più, potendo consultare molto materiale degli anni passati e restare aggiornati su quelli futuri.








Questa è un'intervista pubblicata il 25-06-2020 alle 23:59 sul giornale del 27 giugno 2020 - 579 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, edoardo diamantini

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