Il Premio Annibal Caro 2020 va a Scilla Forti

5' di lettura 09/06/2020 - È Scilla Forti la vincitrice della terza edizione del Premio Annibal Caro. La Giuria dei lettori le ha assegnato il riconoscimento che porta il nome dell’illustre traduttore dell’Eneide di Virgilio per la traduzione di “Quel che si vede da qui” di Mariana Leky.

Il suo lavoro ha convinto la maggioranza dei giurati che in questi mesi si sono raccolti attorno al progetto, preferendolo agli altri due candidati della terna finalista: Tommaso Pincio, per la traduzione di “Archivio dei bambini perduti” di Valeria Luiselli, edito da La Nuova Frontiera e Bruno Mazzoni per la traduzione de “Il Levante” di Mircea Cartarescu. Assegnato anche il Premio della giuria tecnica ex aequo ai tre finalisti.

Un premio sorto per amore di Annibal Caro, che a Civitanova nacque e fortemente voluto per mantenerne viva la memoria. La cerimonia di premiazione si è svolta senza pubblico nella Sala Ciarrocchi della Pinacoteca Moretti, già casa Annibal Caro, e diffusa in diretta streaming attraverso i canali social del premio.

Ad aver convinto la giuria la capacità di Scilla Forti, che traduce dal tedesco per la casa editrice Keller dal 2015, di rendere in maniera estremamente morbida tutte le emozioni suscitate dal poetico, divertente e toccante libro di Mariana Leky. «Ho trovato subito il tono di voce giusto – racconta Scilla Forti in collegamento – mi sono sentita in sintonia con l’autrice, perché la sua è una scrittura nelle mie corde, proprio per questo equilibrio tra dolcezza, ironia, ma anche profondità e tragedia. Ho fatto una prima stesura di getto, una via di mezzo tra italiano e tedesco e poi l’ho rivista a distanza di tempo. Ho fatto tante riletture, ho dovuto inventarmi delle associazioni di parole, lavorare sui dialoghi che sono molto complessi. Io non sono mai contenta, ho la sensazione che si possa sempre fare di meglio».

  1. cerimonia di conferimento del premio, alla quale ha portato il saluto istituzionale il consigliere regionale Francesco Micucci per la Regione Marche, è stata l’occasione per affrontare con gli altri finalisti alcuni aspetti legati al lavoro del traduttore. Tommaso Pincio, in finale con “Archivio dei bambini perduti” tradotto dall’inglese, ha condiviso con la platea virtuale le difficoltà che ha incontrato lavorando a un libro così complesso come quello dell’autrice messicana Valeria Luiselli. «E’ un libro che pone molti interrogativi, che ripensa il genere romanzo – precisa Pincio – e lo rivisita attraverso varie forme. Un bravo scrittore pone molte sfide al traduttore, però dà anche delle indicazioni precise. Quando una scrittrice sa quello che fa è più facile tradurre. È stato importante sintonizzarsi sulla voce dell’autrice».

Anche Bruno Mazzoni, in finale con “Il Levante” tradotto dal romeno, si sofferma sul rapporto amichevole e di lunga data che lo unisce a Mircea Cartarescu, che traduce in italiano ormai da vent’anni. «Il suo vocabolario mi è familiare – ammette Mazzoni – siamo amici da tanti anni e dialoghiamo tantissimo. Ormai gli chiedo pochissime cose”. È un testo straordinario, omaggio alla scrittura e alla poesia con innumerevoli riferimenti artistici e letterari. “E’ un gioco letterario, una commedia filologica. Questa è una versione semplificata proprio per essere tradotta, ma in traduzione è impossibile sentire l’eco dei versi dei tanti poeti citati». Mircea Cartarescu, ha anticipato Mazzoni, è nella short list dei candidati al premio Nobel per il 2020.

Novità di questa edizione la menzione speciale assegnata a Francesco Marilungo per la prima traduzione diretta di un romanzo dalla lingua kurda (Kurmancî) in italiano, “Tu” di Mehemed Uzun, edito dall’Istituto curdo Ismeo. Una storia autobiografica che come racconta Marilungo, che ha vissuto nella zona curda della Turchia, conferma che “la letteratura curda è poco conosciuta ma è molto vivace. Per un popolo che non ha stato né nazione la letteratura diventa un luogo dove abitare uno spazio collettivo”.

Insieme alla direttrice della Pinacoteca Enrica Bruni sono intervenuti anche i traduttori Rita Baldoni e Giovanni Giri in rappresentanza del Comitato Tecnico del Premio che ha il faticoso ma fondamentale compito di selezionare ogni anno le tre migliori traduzioni da affidare al vaglio della Giuria dei Lettori.

A margine si sono premiati i vincitori del contest #BuonCompleannoCaro. Il premio, una cena per due persone presso il Ristorante BeBop Centenario, è andato a Michela Morgoni per l’opera grafica “Eran l’aër tranquillo e l’onde chiare”, mentre il vino della Cantina Boccadigabbia è andato a Franco Vitali per la poesia “Quando”.

La terza edizione del Premio Annibal Caro alla traduzione è stata possibile grazie a tutte e a tutti quelli che hanno contribuito alla raccolta fondi “Festa per Annibal Caro”.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-06-2020 alle 12:22 sul giornale del 10 giugno 2020 - 344 letture

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