Il Covid-19 anticipa la Regione: nessun ricoverato in terapia intensiva in ospedale, ora che si fa con la Fiera?

2' di lettura 22/05/2020 - Le strutture ospedaliere civitanovesi sono (quasi) covid free. A 66 giorni da quel 17 marzo nel quale l’ospedale di Civitanova Alta iniziò ad accogliere i primi pazienti affetti da coronavirus, per la prima volta a Civitanova non c’è più nessun ricoverato nelle terapie intensive e semi intensive della città.

Non si può ancora parlare propriamente di fine dell’emergenza perché resta ancora una persona ricoverata al nosocomio cittadino, seppur in un reparto non intensivo, ma resta comunque una data storica. Sembrano lontanissimi i tempi nei quali, tra ospedale e Villa dei Pini, Civitanova era arrivata a ospitare 171 persone colpite dal coronavirus. Eppure è passato appena un mese e mezzo: era il 5 aprile e Civitanova ospitava 146 persone nei reparti non intensivi e 25 tra terapia intensiva e semi intensiva. Da quel dì una lenta ma inesorabile discesa fino alla liberazione completa delle terapie intensive e semi intensive, che potrà così consentire la sanificazione dei locali e la graduale ripresa delle normali attività dalla metà di giugno.

Il decorso naturale della pandemia nella nostra regione ha insomma reso inutili settimane di dibattiti e discussioni sull’impegno della Regione a far sì che, una volta pronto, il Covid Hospital alla Fiera avrebbe accolto per primi i pazienti covid provenienti da Civitanova Alta: semplicemente non ce ne sarà bisogno perché non ci sarà alcun paziente da trasferire. Ogni giorno che passa aumentano le possibilità che, almeno nell’immediato, la struttura non debba accogliere nessuno. Con medici e anestesisti in rivolta contro la chiamata alle armi della Regione a rallentare la fase di passaggio, il resto lo fanno i numeri: in tutte le Marche sono appena 12 i ricoverati in terapia intensiva e 15 quelli in semi intensiva, numeri più che dimezzatisi rispetto soltanto a inizio settimana e decisamente inferiori agli 84 posti disponibili nella “astronave” firmata Bertolaso. A questo punto, sembrava davvero sensato riflettere sul pensiero lanciato dal sindacato degli anestesisti nel loro articolato “no” rivolto alla Regione: Lasciare la struttura in stand-by pronta per una eventuale ripresa dell’epidemia, agevolando un ritorno alla normalità per le prestazioni sanitarie fino ad ora tralasciate per far fronte alla stessa, senza trasferire al Covid Hospital i pochi pazienti che ancora necessitano di cure intensive o sub-intensive.

In basso, l’andamento dei ricoveri nelle strutture cittadine nel corso della pandemia.

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Questo è un articolo pubblicato il 22-05-2020 alle 14:36 sul giornale del 23 maggio 2020 - 1144 letture

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