L'intervista a Simon e Leal, da Cuba a Civitanova: "Qui ci sentiamo come a casa"

11' di lettura 06/04/2020 - Con la "Lube nel Cuore" non solo i tifosi biancorossi del club cuciniero di volley, ma anche i giocatori, in particolare gli stranieri ed i cubani che hanno legato fortemente col territorio, investendo e pensando magari anche ad un futuro post-carriera agonistica.

Il primo a dare questa sensazione è il capitano Osmany Juantorena, 34 anni al suo 5° anno con la Lube che ha aperto una palestra sul lungo mare sud di Civitanova. L'altro che sembra aver scelto la Lube e Civitanova per continuare a lungo, almeno altri due anni sicuri come da riconferma recente del suo contratto per altre due stagioni, è Robertlandy Simon, 32 anni, che ha prima aperto uno chalet e poi un ristorante tipico, dove in entrambi i luoghi vengono proposti anche cibi e pietanze caraibiche e latino-americane in generale, con la specialità della carne brasiliana. Il super trio cubano è completato dall'appena più giovane Yoandy Leal (31 anni) arrivato alla Lube insieme a Simon e che ha rinnovato anche lui per altri due anni.

Storie diverse per i "magnifici tre cubani", tra i più forti giocatori al mondo e che stanno guidando con altri super giocatori il "Dream Team" della Lube ad una serie di successi importanti, è sintetizzata dalle loro maglie più significative esposte all'ingresso del neo ristorante "Madeirinho" all'inizio del lungomare sud di Civitanova. Il più Italiano è ormai Juantorena, non solo perché è stato il primo ad arrivare in Italia ed il più longevo di tutti i cubani con la Lube con i suoi 5 anni in biancorosso, poi quello più convinto è Simon, che si è detto subito conquistato da Civitanova, così come la sua famiglia e vi ha gettato le basi, mentre per ora anche Leal ha resistito alle sirene straniere e per altri due anni ha preferito la Lube, per continuare a vincere, poi vedrà.

Diverse anche le loro scelte ed i rapporti con la Federazione Cubana, dove attualmente solo Simon continua a difendere i colori della nazionale di volley, che è in fase di ricostruzione, mentre Juantorena ha scelto quella Italiana da tempo, Leal quella brasiliana. Se a questi magnifici tre aggiungessimo anche il formidabile Wilfrido Leon (della Sir Perugia) e Fernando Hernandez (ora al Padova), tanto per citarne alcuni di quelli che giocano attualmente in Italia, è facile immaginare una "reunion" per una super Nazionale Cubana da primi posti se non addirittura come squadra da battere e tornare ai fasti dei vari Despaigne, Diago, dei fratelli Hernandez fra gli anni '80 e '90. Simon ha recentemente sfiorato con i baby-talenti cubani la qualificazione olimpica per Tokio 2020. L'ultimo dream-team cubano a livello nazionale è stato proprio quello che vedeva insieme ai mondiali in Italia nel 2010 Simon, Leal, un giovanissimo Leon (17 anni).

Simon, campione giramondo con esperienze internazionali anche in asia e medio oriente, oltre che in Brasile, da cui è tornato in Italia dove aveva già giocato con il Piacenza, conosceva dunque bene le differenze dei vari campionati e la realtà italiana. Con la Lube però è stato amore a prima vista, l'integrazione è stata immediata e non solo con la squadra ma anche con la società e l'ambiente civitanovese. “Quello che mi ha convinto subito di Civitanova alla fine è stata la squadra - dice Simon - quando provi a vincere sempre e devi farlo perché ti devi allenare tutti i giorni e quando ti alleni per vincere è diverso da quando devi allenarti per salvarti e provare a vincere. Qua provi a vincere, ma a vincere certamente. Questa è una cosa che conta. Abbiamo una squadra che punta a vincere. Se giochiamo e facciamo il nostro ritmo di gioco bene possiamo vincere. A volte arriva un errore in battuta e ti cambia una partita, ma va bene, ci può stare. Noi siamo una squadra e possiamo cambiarla, su altre squadre si fa magari più fatica a recuperare e sicuramente non vinci con le altre un Campionato e una Champions League di seguito.”

Alla Lube Civitanova ci sono in tutto tre cubani tra i più forti giocatori del mondo te compreso, vedi Leal e Juantorena, ma ce ne sono altre di stelle del volley cubano in Italia, come Leon a Perugia, Hernandez ora a Padova. Cosa avrebbe potuto fare la Nazionale Cubana se tutti avessero giocato insieme? Simon da solo non è bastato per raggiungere la qualificazione alle Olimpiadi di Tokio con una nazionale cubana molto giovane. "Basta pensare che nel 2010, nel mondiale in Italia, eravamo tuti insieme con la nostra nazionale - dice Simon - e siamo arrivati secondi. Eravamo molto giovani ed è stato molto bello. Immagina se adesso noi tutti fossimo insieme, sarebbe un sogno, perché sarebbe tutta un'altra squadra, forte, ma molto forte tanto che saremo tra le squadre stellari e fra le migliori del mondo, perché allora eravamo molto giovani e adesso siamo più anziani, ma ancora forti. Abbiamo più esperienza e abbiamo giocato in diversi campionati in tutto il mondo e questo ci aiutato e ci ha formato ancora di più".

All'attuale nazionale cubana maschile, malgrado giovanissima, è mancato pochissimo per conquistare la qualificazione olimpica, ma bisogna lavorare ancora molto per tornare ai fasti di una volta. Le basi comunque pare che ci siano. "Adesso a Cuba e nella nazionale ci sono tanti ragazzi giovani che vogliono diventare campioni - spiega Simon - a volte l'inesperienza incide molto, anche da parte del tecnico, perché ogni partita devi stare sempre concentratissimo sul punto. Loro pagano il fatto dell'inesperienza internazionale, la loro crescita è ristretta al campionato cubano e non sanno come funziona la pallavolo mondiale. Adesso stanno uscendo un po' da Cuba, ma dobbiamo continuare a migliorare molto. Secondo me da qua a quattro anni, ce la faranno ad andare alle Olimpiadi perché hanno una bella squadra e dei ragazzi interessanti e questo è importante".

A trascinare ai tempi d'oro il volley cubano c'erano campioni del livello di Despaigne, dei vari Ihosvany e Osvaldo Hernandez, Diago ed altri campioni del passato, che stimolavano anche i giovani. Oggi ci sono altri miti che però giocano principalmente in giro per il mondo e questo ha forse fatto perdere l'entusiasmo ai giovani talenti, anche se non manca la voglia di emergere. "Non guardano più tanto ai miti di una volta - aggiunge Simon - oggi i migliori giocano fuori di Cuba. I giovani giocatori cubani di oggi hanno voglia di diventare campioni e di andare a giocare fuori e questa è una cosa bella, perché loro hanno un grande potenziale".

In prospettiva da rivedere qualcosa e molto lavoro da fare e da parte della Federazione Cubana per rilanciare definitivamente il volley, che è stato uno sport portabandiera, sia a livello maschile che femminile. “Adesso il mondo del volley cubano è cambiato tanto. In molti sono in Argentina: secondo me l'anno prossimo faranno un salto di qualità di Lega, penso che andranno a giocare in Brasile, Francia, Turchia, Polonia non lo so. Alla fine dovranno arrivare qui in Italia o Polonia che ha una bella Lega e dove prima poi devi arrivare per crescere e migliorare. Piano piano ce la stanno facendo e prima o poi arriveranno in Italia, che è il destino di tutti i giocatori più forti del mondo.”

Invece per quanto riguarda il settore femminile, che in passato ha vinto molto, la situazione attuale qual è a Cuba? "Ci sono tante ragazzine giovani, ma hanno molte più difficoltà. Magari ci sono ragazzine con ottimo potenziale, ma mancano dei bravi tecnici che le possano mettere in luce come prima e tirargli fuori il meglio. Ne risentono le ragazze stesse che perdono grinta e motivazioni. Non so cosa si può fare, ma spero tanto che arrivino a Cuba anche tecnici da fuori per cambiare la metodologia e la mentalità. Secondo me tecnici europei possono arrivare a Cuba, un po' più difficile è che poi li lascino lì a lavorare. Se qualche tecnico esterno, straniero, riuscirà a dare una mano al volley femminile cubano sarebbe molto bello, perché ne ha bisogno".

Sulla sfiorata qualificazione Olimpica di Cuba e sul rilancio anche Leal si è voluto soffermare. “Mi dispiace tantissimo che la squadra di Cuba non si sia qualificata per le olimpiadi di Tokyo - dice Yoandy Leal - c'è mancato veramente poco. Anche Simon che è un grandissimo amico, ci avrebbe tenuto tantissimo a giocare una Olimpiade. Io in questo momento gioco per la nazionale del Brasile ed avrò invece questa opportunità di andare a Tokyo. Giocare un'Olimpiade è il sogno di tutti i giocatori, cubani e non. Peccato che alcuni di noi, come io, Juantorena e altri che sono in Italia e in altre nazionali non possono giocare per Cuba. Credo che la federazione cubana ha preso una decisione troppo tardi. Noi ormai abbiamo una certa età. Mi auguro che Simon possa giocare con la nazionale cubana e andare alle prossime olimpiadi quelle del 2024. Spero che la nazionale cubana migliori tantissimo a livello mondiale.”

Anche per Leal, comunque è stato amore a prima vista con la Lube e Civitanova. "Praticamente mi sento come a casa - aggiunge Leal - mi piace tantissimo stare qui. Anche mia mamma è molto felice di stare qua. Ho avuto tante richieste ma allo stesso tempo tante possibilità di restare ed alla fine sono contentissimo di essere rimasto alla Lube, dove ci sono le basi per continuare a far bene".

Quando è arrivato Leal ha faticato un pochino ad adattarsi, soprattutto al gioco ed ha risentito della differenza tra il volley sudamericano e quello Europeo. "La differenza principale è che in Europa si gioca sempre ad altissimo livello ogni partita - spiega Leal - perché non ci sono squadre più deboli. Non bisogna mai sottovalutare nessuno altrimenti si rischia di fare brutta figura o addirittura di perdere. In Italia poi ci sono squadre che pur non essendo di primissima fascia hanno ottimi giocatori e poi le insidie le vedi in campo se non sei sempre molto attento e concentrato su ogni pallone. In Brasile, dove giocavo, questo livello così alto non c'è fra più squadre, ci sono due o tre squadre di una certa qualità. Qui in Italia tutte le squadre sono buone. Secondo me, il primo anno ho avuto un po' di difficoltà di comunicazione e d'intesa con Bruno, che è fondamentale per migliorare. Dopo che è arrivato Fefè come allenatore, che ha dato una svolta alla squadra, è andato tutto bene".

Anche in Italia però ci sono quattro squadre davanti a tutte da qualche anno, sempre le solite, ma è un po' diverso rispetto agli altri campionati stranieri. “Anche io sono stato in Brasile al Sada Cruseiro come Leal - aggiunge Simon - e la differenza con l'Italia è che qua rischi di perdere con l'ultima anche se fai parte delle big del campionato. Lo dimostra il fatto che noi a Vibo Valentia abbiamo giocato una partita difficile, punto a punto, quindi è complicato. In Brasile quando giochi in trasferta è tranquilla, raramente trovi grosse difficoltà. Per questo l'Italia è il miglior campionato del mondo perché anche in altre squadre e non solo con la Lube, Modena, Perugia o Trento ci sono giocatori forti che ti mettono in serie difficoltà. In Italia non puoi abbassare lo sguardo contro nessuno, abbiamo giocato a casa contro Milano e abbiamo perso 3-0, ma devi stare molto attento anche con Latina, Ravenna o la stessa Vibo Valentia e tutte in generale. L'anno scorso Monza era molto forte, ora c'è Padova che fa paura. In Brasile non è così e neanche in Russia, anche lì le prime 4 squadre perdono fra loro ma non contro le altre.”


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2020 alle 12:33 sul giornale del 07 aprile 2020 - 364 letture

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