"Ciarapica o Corvatta, basta che sia cosa fatta": Fontespina lancia l'allarme per gli allagamenti, Borroni promette interventi

5' di lettura 18/02/2020 - Basteranno 50 mila euro ad evitare gli allagamenti a Fontespina? Difficilmente sì, ma almeno è un inizio. A prendersi l’impegno è stato l’assessore al commercio Pierpaolo Borroni, intervenuto all’incontro pubblico organizzato dalla Cea per fronteggiare i problemi del quartiere.

«Questi soldi sono una certezza, saranno nel prossimo bilancio – ha ricordato Borroni – allargheremo uno dei collettori di via Ruffini, che è insufficiente, e realizzeremo delle grate per raccogliere la acque bianche. Sappiamo che poi c’è il problema dell’occlusione degli scarichi a mare e interverremo anche su quello, ma su questo stiamo intervenendo a monte: con i lavori alle scogliere il mare porterà meno sabbia a riva, rendendo più difficile che si creino dei tappi. Su tutto il quartiere abbiamo previsto oltre un milione di euro di interventi nel prossimo bilancio, l’attenzione c’è».

Su quest’ultimo punto non è proprio d’accordo Angelo Broccolo, leader del comitato di quartiere, che più volte dalla nascita dello stesso, dopo gli allagamenti del 2 settembre 2018, aveva chiesto un incontro col sindaco per pianificare insieme i lavori da realizzare per evitare gli allagamenti, sistemare i marciapiedi, curare le manutenzioni ed altro. Anche ieri Ciarapica ha disertato l’incontro (impegnato in maggioranza) ma tramite la consigliera Monia Rossi ha invitato il Cea con i suoi rappresentanti nel suo ufficio in Comune per iniziare finalmente un confronto. «Non vogliamo più guardare alle colpe, che sono anche di noi cittadini, ma risolvere i problemi – ha ribadito Broccolo – noi qui siamo in pericolo, per quello chiamiamo sindaco e assessori e vorremmo almeno una risposta. Ad aprile l’assessore ai lavori pubblici Carassai si era preso impegni precisi, ma ancora non abbiamo visto nulla. Restare calmi dopo un anno non è facile. Non auguro a nessuno di trovarsi l’acqua in casa».

Ad affiancare il Cea c’è ora anche un comitato spontaneo di cittadini di via Ruffini, una delle vie che fu più disastrata dall’alluvione di un anno e mezzo fa. Il gruppo, guidato da Massimo Mattozzi, è già passato alle vie legali per farsi risarcire i danni di quell’evento meteorologico importante ma non straordinario per la zona, come testimoniato da foto e racconti nel corso della serata.

«La nostra zona viene sempre devastata dopo ogni pioggia un po’ più intensa del normale – ha spiegato Mattozzi – ogni volta la strada diventa un fiume in piena e allaga tutti i garage. Via Vasco de Gama è un’autostrada in pendenza con tombini più alti di 3 centimetri rispetto al piano stradale, tombini che quindi raccolgono solo la pioggia che gli arriva dritto per dritto. L’acqua dal pendio arriva giù su via Saragat e allaga tutto. Non ci sono grate e quando piove dobbiamo stappare i tombini a mano. A volte siamo costretti a mettere le barriere davanti ai garage con tavole alte tre metri, qua sembra Venezia con l’acqua alta. C’è gente che ha chiuso il garage seminterrato per salvarsi. Il problema degli scarichi a mare è vero, ma se l’acqua non la si raccoglie e incanala sopra serve a poco. Il Comune sta investendo tanto e bene per la città, ma questa è una parte importante della città, ci sono tanti villeggianti, qui raddoppia la popolazione d’estate. Abbellire la città poi far trovare questa situazione qua non è bello. Abbiamo figli nati con la paura della pioggia. Se al sindaco non interessa, a noi sì e non ci fermiamo».

I problemi nascono dalla urbanizzazione selvaggia degli anni Settanta che ha portato alla realizzazione solo parziale di via Vasco de Gama. Una strada mai completata (e per questo i tombini sono rialzati rispetto al livello della strada) che però non è di proprietà comunale, essendo al centro di un contenzioso dopo il fallimento della ditta che la realizzò. «Il vizio è sempre quello delle opere di urbanizzazione collegate alle lottizzazioni: si privilegiano le costruzioni di case e centri commerciali e poi nessuno le completa, costringendo il Comune a fare di tasca propria – ha evidenziato il consigliere comunale 5 Stelle Stefano Mei – Fontespina ha circa 6 mila abitanti. Il Comune spende ogni anno circa 44-45 milioni di euro. Per il 2020 nel piano triennale delle opere pubbliche si parla di 10,8 milioni di euro da spendere su tutta la città e su Fontespina, se escludiamo la realizzazione del nuovo manto sintetico sul campo da calcio, ci sono appena 400 mila euro».

Il sogno del Cea è quello di avere un quartiere tirato a lucido per rilanciare la sua offerta commerciale e turistica: non a caso ieri è stata invitata anche la presidente della neonata Pro Loco Mariarosa Berdini: l’obiettivo è quello di formare un’associazione di commercianti del quartiere che interagisca con le altre realtà cittadine. «Questo quartiere è turistico per natura, trovandosi davanti al mare – ha ricordato Broccolo – per questo un confronto con la Pro Loco è normale. Io ho il sogno di avere alla Bit Fontespina come un proprio brand. Trent’anni fa c’erano dieci alberghi e avevamo pure uno slogan; chi viene a Fontespina, trova una rosa, lascia una spina. C’è anche una leggenda sulla nascita di questo quartiere, leggenda che vuole che il 2 novembre si sentano ogni volta i colpi di remi del pirata Caronte che arrivò per la prima volta su questa spiaggia e vi lasciò un tesoro. La si potrebbe cavalcare. Con la Pro Loco vogliamo trovare una sponda e alimentare questo progetto. Ma non si può fare nulla se prima non si risolvono i tanti problemi quotidiani che ci sono. Ma non è questione di politica. Come mi piace dire: Ciarapica o Corvatta, basta che sia cosa fatta».








Questo è un articolo pubblicato il 18-02-2020 alle 11:23 sul giornale del 19 febbraio 2020 - 1447 letture

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