Le testimonianze dei campioni sull'importanza del dono: Avis, Aido e Admo incontrano la Virtus Basket

2' di lettura 12/02/2020 - Bevi? Fumi? Hai tatuaggi? Chi ha detto che non puoi essere comunque un donatore? Una serata per sfatare tabù quella voluta da Avis, Aido e Admo martedì sera al PalaRisorgimento in collaborazione con la Virtus Basket.

Un momento di sensibilizzazione volto, come tutta l’attività delle tre principali associazioni nazionali del dono, a cercare di far comprendere l’importanza che può avere un piccolo gesto per la vita di tante persone. Perché coinvolgere una società sportiva come la prima squadra cittadina di basket? Motivo semplice: lo sportivo professionista rappresenta il donatore ideale: sana e robusta costituzione, età compresa tra i 18 e i 35 anni, peso superiore ai 50 chili. Il muro da abbattere è quello dei tabù e dell’indifferenza e serate come quella di martedì vanno proprio in questa direzione.

Per parlare da pari a pari e rispondere più in concreto ai dubbi dei ragazzi (in particolare quelli di un interessatissimo Valerio Amoroso, la stella della Virtus targata Rossella), oltre ai rappresentanti delle tre associazioni, sono intervenuti due sportive di altissimo livello che al dono hanno intrecciato la loro vita, seppur in modo molto diversi. Gisella Giacomozzi, freschissima campionessa italiana di ciclocross, è donatrice di sangue da anni e ha parlato di come coniugare sport e dono senza intaccare le prestazioni sportive. “Io faccio sei donazioni all’anno, due complete di sangue e quattro di solo plasma – ha svelato la ciclista fermana – il segreto è programmarle bene. Durante l’inverno ho corso e vinto parecchie gare, non ho avuto problemi a continuare a fare donazioni. In un giorno si recuperano pienamente le forze e non ci sono problemi con l’antidoping. Anzi, essere donatori è anche un modo per avere uno stato di salute sempre sotto controllo”.

Sull’altra sponda, invece, si posiziona Samantha Ciurluini, cui il dono ha salvato la vita. Pallavolista, dopo aver scoperto una rara malattia ai polmoni si è sottoposta a trapianto ed è tornata a vivere. «Il trapianto mi sembrava una minaccia, ma alla fine l’ho accettato, volevo tornare alla vita che facevo prima – ha raccontato la Ciurluini – avevo la pelle viola, mi affaticavo sempre. E invece dopo il trapianto sono tornata ad una vita normale. Grazie al dono di una ragazza di 22 anni ho vinto la mia battaglia, ho scalato il Kilimangiaro e ho vinto tre medaglie d’oro ai Mondiali per trapiantati».

La serata è stata l’occasione anche per presentare il gruppo giovani misto Avis-Admo, un unicum come realtà condivisa a livello nazionale: il futuro delle due associazioni, che da decenni combattono quotidianamente la difficile battaglia contro l’indifferenza.








Questo è un articolo pubblicato il 12-02-2020 alle 10:17 sul giornale del 13 febbraio 2020 - 581 letture

In questo articolo si parla di attualità, vivere civitanova, articolo, marco pagliariccio

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bgbT





logoEV