Borgo Casette: un grumo di abitazioni, una delle quali ha un giardinetto con le mimose già splendenti in anticipo di un mese

3' di lettura 10/02/2020 - «Pollice in su mentre procedo. Sto solo viaggiando lungo la strada. Le mappe non m'aiutano molto, amico. Seguo il tempo e il vento...». Canticchio Hitch Hikin di Sprigsteen mentre arrivo a destinazione

Ho scelto Civitanova Alta come meta. Mi ha incuriosito l'editore Andrea Livi quando ha celebrato le mura intatte della signorile cittadina maceratese. Non segue, come sempre, itinerari prestabiliti sulle guide. Scelgo di avvicinarmi a piedi, lasciando la macchina dinanzi al cimitero. Ieri nevischiava. Oggi c'è il sole. Entro nel convento dei Cappuccini. Una navata e pochi arredi. Sorella povertà! Leggo del buon padre Giuseppe Bocci, elpidiense, che qui visse alcuni anni. Oggi è Servo di Dio, primo grado di scalata alla santità. L'ingresso del camposanto guarda una collina dirimpetto dietro alla quale si profilano i Sibillini finalmente bianchi. Oltrepasso un rettangolo di verde che è fitto di ulivi ben potati. Intravedo la torre comunale e, vicino, un campanile fasciato per lavori di consolidamento.
Sono a Borgo Casette: un grumo di abitazioni, una delle quali ha un giardinetto con le mimose già splendenti in anticipo di un mese. Da viverci! Prendo per una strada stretta: un muricciolo alla mia destra funge da parapetto, un filare di giovani tigli ingentilisce il cammino. Colorate le abitazioni alla sinistra.
Una porta dal legno scrostato indica probabilmente una vecchia bottega d'artigiano.
Sicuramente lo è quella più avanti, che ha i ferri del fabbro posti al sole di questo strano inverno. La maiolica è datata 1778. Rappresenta la Madonna con in braccio il bimbo santo. È incastonata alla parete del civico 22. Una delle tante vie da cui si dipartivano i pellegrinaggi verso Loreto. Giro le mura medievali. Ha ragione Livi. Entro per Porta Marina. Il cipresso nato tra i merli è il brand di questa costruzione medievale. Risalgo la via, buttando un occhio ai vicoli. Suggestivi! Raggiungo piazza della Libertà.
Quasi un quadrato, con la grande chiesa di San Paolo che conserva una reliquia di San Marone, e alla sua sinistra il Palazzo ducale. Sotto ai portici, che sempre hanno indicato ospitalità e accoglienza per i pellegrini, il Caffè Cerolini resta punto d'attrazione. Sembra d'essere catapultati indietro nella storia, in un Caffè ottocentesco dove gli illuminati sfogliavano Gazzette e riviste letterarie che sapevano di rivoluzioni mazziniane e riformismi giobertiani.
Le pareti sono tappezzate di quadri dai soggetti più diversi. Mi avvicino alla chiesa di San Francesco, all'origine Santa Maria Maddalena. Quando i Savoia soppressero gli Ordini Religiosi fu abbandonata e l'annesso convento diventò caserma, quindi Pretura e carceri. Il complesso restaurato è sede oggi di spazio multimediale. Ho studiato l'Eneide nella parafrasi che ne fece Annibal Caro, cittadino onorario di Civitanova. Come, allora, non visitare il teatro a suo nome? E come non entrare nella Galleria d'arte moderna Marco Moretti? Lo faccio. Uscito da Porta Zoppa, raggiungo l'edificio rosso della vecchia filovia. Opera più che intelligente! Scendo a Fontespina. In un liceo dovrò parlare di Non Spreco. Inizio la lezione invitando a preservare... la bellezza di casa nostra.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2020 alle 10:13 sul giornale del 11 febbraio 2020 - 2792 letture

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