Fondi europei per i parcheggi in riva al mare, gli ambientalisti: quanto di più inquinante e meno efficace possibile

4' di lettura 22/01/2020 - “I fondi UE per la Ciclovia Adriatica destinati a parcheggi auto sulla spiaggia sono emblematici di una arretratezza nel capire quali siano i più corretti indirizzi da adottare”.

Parole firmate dal comitato Tag Costa Mare, quello che riunisce sotto lo stesso vessillo diverse associazioni ambientaliste come Legambiente, Italia Nostra, Lipu, Mare Vivo, Marche a Rifiuti Zero, Ornitologi Marchigiani, Slow Food, Società Operaia e Wwf. L’indice è puntato contro i lavori per la pista ciclabile sul lungomare nord. “Quanto accaduto con la realizzazione di parcheggi auto, utilizzando fondi destinati ai collegamenti ciclabili ed a discapito dell’arenile sabbioso, non deve più accadere – tuona il comitato – è gravissimo distogliere risorse economiche così importanti, provenienti tra l’altro dall’Unione Europea per la realizzazione della Ciclovia Adriatica, progetto di riconnessione di tutte le ciclabili costiere perché divenga una infrastruttura ad uso di cittadini e turisti di mobilità sostenibile a zero emissioni ed alta efficienza, per realizzare dei parcheggi per auto: quanto di più inquinante e meno efficace esiste nella mobilità odierna”.

Tutto ciò, secondo gli ambientalisti, è accaduto a discapito di una parte del territorio litoraneo adriatico di estrema importanza. “Pochi si rendono conto che gli spazi occupati dal cemento in quel luogo sono importanti residui di una costa sabbiosa formatasi con la deposizione del mare in periodi di tempo lunghissimi, granello dopo granello, e che dovrebbe oggi vedere interventi di rinaturalizzazione allo scopo di conservare quei pochi elementi di biodiversità ancora esistente lungo la costa adriatica – aggiunge Tag Costa Mare – si tratta di habitat primari, embrioni di duna contenenti vegetazione alofila ormai rara e luogo di riproduzione di molte specie animali. Si tratta di ambienti rari ormai lungo la costa adriatica, da tutelare e mantenere ad una spontanea evoluzione. In questo habitat vi sono specie tutelate come il gabbiano corallino. Non sono questi i luoghi dove realizzare parcheggi e giardini urbani”.

E non si tratta solo di ambiente ma anche di soldi. “Questa area infatti rappresenta un sistema che offre numerosi servizi ecosistemici – prosegue il gruppo ambientalista – le dune embrionali servono da riserva di sabbia durante le mareggiate, fanno infiltrare l’acqua dolce e bloccano il cuneo salino che minaccia le fondazioni degli edifici, funzioni che hanno un valore economico fino a 20.000 euro all’ettaro. A questo si aggiunge il valore di marketing per gli operatori balneari vicini. Studi fatti in Germania e Spagna mostrano che la presenza di dune aumenta il valore turistico del 12-17%. Una strategia di marketing intelligente degli operatori balneari può incrementare i loro guadagni di almeno il 10% per anno e dar loro un vantaggio competitivo su altri operatori, mentre la vicinanza di un parcheggio gli crea un vantaggio del 2-3%. La presenza di specie faunistiche e floristiche aumenta il valore dell’area e dà la possibilità agli stabilimenti di incrementare la durata della stagione turistica, il turismo naturalistico inizia ad aprile ed incrementerebbe la creazione di valore degli operatori di un ulteriore 2-3%. La linea di costa adriatica costruita e “irrigidita” ormai ovunque con la realizzazione sul demanio pubblico, patrimonio dello Stato, indisponibile, di stabilimenti balneari, infrastrutture, scogliere, etc. ha perso quasi ovunque la sua naturalità e ciò sta portando ad una immensa perdita di natura e biodiversità e a dolorose conseguenze, per larga parte oggi inevitabili, come una forte erosione, il cui fenomeno ci costa fino a 1000 euro ogni anno per ogni metro lineare, e un ridotto ricambio delle acque marine, cosa che riduce la presenza dei turisti tra il 2 ed il 10% per anno”.

Tali risorse sarebbero state assai meglio investite per la finalità per cui sono state stanziate e cioè per gli interventi di riconnessione della ciclabile costiera di Civitanova con quella di Potenza Picena e di Porto Sant’Elpidio, intervento al quale sono già destinate risorse che sembrano però essere insufficienti per il completamento. “Qualora non vi fossero state le condizioni per utilizzarle utilmente nel collegamento dei due comuni, i fondi sarebbero stati comunque meglio utilizzati anche per le riconnessioni ciclabili interne a Civitanova ​verso le ​scuole​ e verso centri sportivi ​e piscina/ospedale​, per una mobilità quotidiana insomma”, finisce il comitato.






Questo è un articolo pubblicato il 22-01-2020 alle 10:10 sul giornale del 23 gennaio 2020 - 1583 letture

In questo articolo si parla di attualità, Comitato TAG Costa Mare, comunicato stampa

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