Il fischio del treno resta l’ultimo saluto a Mattia

3' di lettura 10/01/2020 - Loreto, stazione ferroviaria. Ore 14:30 circa. Circolano messaggi confusi su whatsapp di una tragedia che porta il nome di chi non avresti mai voluto sentire.

E’ accaduto all’uscita da scuola, mentre attendeva il treno che lo avrebbe riportato a casa, sotto gli occhi attoniti di alcuni compagni e del macchinista che non hanno potuto fare niente per evitare il dramma che si stava consumando in quell’istante, testimoni impotenti di una tragedia che ha fermato il cuore di un intero paese dove Mattia era amato e conosciuto.

La morte è una parola che non si dovrebbe conoscere a 17 anni, con cui si dovrebbe scherzare su quando hai un esame e dici " voglio morire" ma invece hai una voglia immensa di vivere.

Aveva voglia di vivere Mattia, con addosso le cuffiette che lo accompagnavano ogni giorno all'uscita da scuola fino a casa. Ha compiuto quegli stessi gesti un'infinità di volte ma un freddo pomeriggio di gennaio la vita ha lanciato i dadi in maniera diversa. Una tragedia che ha sconvolto tutti, che lascia un silenzio attonito e assordante come una musica interrotta, come una vita spezzata, come un cassetto di sogni che resta lì e diventa un mucchio di ricordi che piombano addosso mentre lacrime silenziose scendono giù senza sosta. Tanti amici, quelli con cui si raccontava, con cui sognava, con cui giocava con cui condivideva pezzetti della sua vita lasciando un segno, tanti ragazzi stasera che come lui la musica alta e le cuffiette alle orecchie, come se il mondo girasse solo intorno alla musica, sperano che almeno la musica stasera possa alleviare un po' di quel dolore che stringe il petto e attutisce i singhiozzi. Tante porte chiuse e la solitudine di un dolore che ognuno manifesta a suo modo, chiuso nella stanza a guardare il soffitto, a custodire gelosamente ricordi , insieme a una chat di whatsapp, l’ultimo messaggio magari con su scritto a domani, un domani che si è fermato per tutti.

Domani condivideranno i ricordi e le parole forse, ma questa notte solo silenzio e lacrime e rabbia. Forse un altro messaggio in chat senza risposta, l’ultimo disperato tentativo di credere di stare solo sognando.

A 17 anni tutto il mondo è racchiuso in un cellulare: ci trovi la vita e la morte o semplicemente qualcuno a cui dare la colpa. Ma non esistono parole, non esistono ragioni. Resta l'ultima canzone, resta l'ultima interrogazione, l'ultimo gol, l'ultimo sorriso, l'ultimo saluto.

Restano tanti commenti attoniti sui social per una vita spezzata quando invece avrebbe dovuto fiorire, resta tutto ciò che Mattia ha lasciato nel cuore di ogni persona che con lui ha avuto la fortuna di condividere un pezzetto di strada, un prezioso ricordo.

Dice una leggenda ogni persona che perdi vive attraverso le cose che di lui ti restano e che tu hai il dovere di vivere la vita anche per lui.

Di Mattia restano i sogni, i sorrisi, i ricordi, quelli che tacciono stanotte nel dolore della sua perdita e restano le parole che ancora troppo attoniti i suoi concittadini fanno fatica a pronunciare. Tra essi anche una citazione riportata dallo studioso rumeno Efim Tarlapan “ Quando muore un vecchio, muore un uomo; quando muore un giovane, muore un mondo…”






Questo è un articolo pubblicato il 10-01-2020 alle 09:52 sul giornale del 11 gennaio 2020 - 9330 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Meri Desideri

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